Bologna, 2 dicembre 2020 -  L’ossigeno della Regione per le categorie che hanno dovuto limitare l’attività a causa delle misure anti-Covid vale 31 milioni di euro. Dieci erano già stati stanziati da viale Aldo Moro, altri 21,266 sono stati assegnati dal dl Ristori quater, pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale.

Vengono da un contributo, previsto all’articolo 22 del decreto, che stanzia 250 milioni alle Regioni a Statuto ordinario "per la riduzione del debito". All’Emilia-Romagna spetta l’8,51% di questo ’tesoretto’, poco più di 21 milioni, per raggiungere i 31 che saranno destinati, spiega la Regione, a "pubblici esercizi come bar e ristoranti, taxi e noleggio con conducente, operatori della cultura e comparto sport, palestre e piscine". Soldi disponibili in tempi rapidi, tra fine dicembre e inizio gennaio. Indicativamente 21 milioni andrebbero a bar e ristoranti, 10 a discoteche, taxi, piscine e palestre. "Ma valutiamo anche le guide turistiche e lo spettacolo viaggiante", spiega l’assessore regionale a mobilità e trasporti, infrastrutture, turismo e commercio Andrea Corsini.

La soddisfazione della Regione è evidente. "Il governo ci ha ascoltati – esulta il governatore Stefano Bonaccini – accogliendo la richiesta che avevo avanzato, anche a nome delle altre Regioni, subito dopo aver approvato a inizio novembre l’ordinanza regionale anti-assembramenti". Da capire, però, a chi andranno esattamente i soldi. Le categorie elencate contano almeno 27 mila imprese, secondo i numeri resi disponibili dal Centro studi di Confartigianato Emilia-Romagna. Volendo fare la media del pollo, si tratterebbe di circa 1.150 euro ad attività.



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Ma non è ancora stabilito come distribuire queste risorse. Ci sarà un passaggio con i rappresentanti delle imprese: "Stiamo lavorando con i nostri uffici per individuare i criteri più equi e gli strumenti più rapidi – spiega Bonaccini – su cui ci raccorderemo come sempre con le associazioni di categoria". Il tutto per dare una mano a comparti a cui, sottolinea il presidente della Regione, "stiamo chiedendo un sacrificio enorme".

Almeno stando all’elenco della Regione, i ristori non coprono tutte le categorie colpite dalle ordinanze: "Non si citano le attività non alimentari, che però hanno dovuto chiudere chi nei festivi e chi nei prefestivi e festivi – sottolinea il direttore di Confesercenti regionale Marco Pasi –. Mi auguro che siano comprese anche loro. Parliamo di quasi tremila imprese colpite dalla chiusura domenicale". Corsini è prudente: "Dobbiamo fare una valutazione che tenga conto dei ristori del governo. Sul commercio, però, vogliamo fare un’operazione molto grossa quando nel 2021 arriveranno i fondi Por Fesr". Tra le attività da sostenere che Corsini cita, oltre alle guide turistiche, anche alberghi e impianti di risalita.



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Parziale soddisfazione da Confcommercio Emilia-Romagna. Il direttore Pietro Fantini però avverte: "I ristori sono un elemento importante ed è un segnale in questa direzione la disponibilità di ulteriori risorse a disposizione sul territorio regionale, ma non possono compensare attività fino ad oggi sospese. È importante continuare il confronto su politiche per il rilancio del tessuto economico che prevedano anche un efficace utilizzo degli strumenti europei e del Recovery fund".

La parte più ’pesante’ del sostegno alle attività in crisi arriva però da Roma. Difficile stabilire quanti soldi, delle cifre stanziate dal governo, siano giunti o debbano giungere sulla via Emilia. Un parziale indicatore arriva dai bonifici già emessi dall’Agenzia delle entrate dopo il primo dl Ristori di fine ottobre. In pochi giorni, a inizio novembre, erano stati erogati 80,6 milioni a 17.154 attività, per un importo medio di circa 4.700 euro. Dati parziali appunto, che si riferivano a chi aveva fatto domanda anche per i contributi a fondo perduto previsti dal decreto Rilancio. Al 7 novembre, in tutta Italia, sotto questo ’filone’ erano stati erogati quasi 965 milioni, saliti a 1,56 miliardi la settimana scorsa.