Donne e lavoro: quasi 3mila dimissioni in Emilia Romagna. Il 71% è madre
Donne e lavoro: quasi 3mila dimissioni in Emilia Romagna. Il 71% è madre

Bologna, 16 novembre 2021 - Lavorare se si è donne e soprattutto madri, in Emilia-Romagna, è ancora difficile e la pandemia in corso non ha certo dato una mano. Lo dimostra il Rapporto regionale sulle convalide delle dimissioni presentato oggi in Regione dall'Ispettorato per il Lavoro, l'Assemblea legislativa e la Consigliera di parità, Sonia Alvisi. Ancora una volta, i dati sulle dimissioni dal lavoro sono preoccupanti.

Aumentano le dimissioni delle lavoratrici madri

Le dimissioni sul lavoro ammontano a 4.174 (il 9,8% sul totale nazionale, pari a 42.377) di cui quasi 2.984 riguardano le donne e 1.190 gli uomini. Se il numero totale è sceso rispetto alle 5.447 del 2019, a farne le spese maggiori sono, più di prima, le lavoratrici madri, con una percentuale pari al 71% che aumenta di tre punti rispetto all’anno precedente. E’ il quadro tracciato dall’Ispettorato interregionale del lavoro del Nord Est in un anno, il 2020, in cui il mercato del lavoro, soprattutto femminile, è stato particolarmente penalizzato dalla pandemia.

Dal rapporto emerge che, mentre per i padri lavoratori la ragione delle dimissioni è legata soprattutto a un cambio d’azienda, le donne si dimettono perché non riescono a conciliare il lavoro con la cura dei figli o dei propri cari malati e questo soprattutto a causa del mancato accoglimento da parte delle aziende per cui lavorano delle richieste di flessibilità oraria e part-time. Anche in Emilia-Romagna, a fronte di 164 richieste dei dipendenti, quasi tutte donne, ne sono state accolte 41. Nella nostra regione, a ulteriore conferma delle motivazioni delle dimissioni delle donne, la fascia più colpita è quella tra i 34 e i 44 anni, pari a 1.788. Il settore maggiormente colpito dalle dimissioni (71% totale) è il terziario, tradizionalmente caratterizzato dalla prevalente occupazione femminile, seguono industria ed edilizia. 

Il dibattito politico

Per Sonia Alvisi, consigliera regionale di Parità, "molte aziende della nostra regione vedono ancora la maternità come un costo e non come un investimento". Insomma, "la pandemia ha rivitalizzato stereotipi", come appunto quelli legati alla maternità e alla conciliazione dei tempi.“Le politiche per favorire la conciliazione appaiono lontane dall’essere messe in pratica – ha detto commentando il Rapporto la presidente dell’Assemblea legislativa, Emma Petitti -; è il caso di aprire una discussione approfondita con le associazioni di categoria”. “A questo punto è evidente che vanno messe in campo politiche più puntuali e stringenti per permettere alle donne di conciliare il lavoro con la cura della famiglia – commenta Roberta Mori, consigliera Pd e coordinatrice nazionale delle Commissioni pari opportunità di Regioni e Province Autonome -. Quello del lavoro di cura, poi, non è un problema delle donne ma sociale che richiede interventi pubblici finalmente adeguati. In questo senso è una buona notizia lo sblocco del fondo nazionale per i caregiver, con 5,3 milioni che impiegheremo in Emilia-Romagna a supporto delle caregiver lavoratrici”. “il Piano triennale dell’Emilia-Romagna per il contrasto della violenza di genere – conclude - contribuirà inoltre ad attuare la Convenzione 'Oil 190/2019' sulle discriminazioni e molestie nel mondo del lavoro, per impedire forme di abuso, anche attraverso una più forte sinergia tra Regione, Ispettorato del lavoro, Consigliera di Parità ma anche Aziende sanitarie, sindacati e associazioni di categoria per un efficace monitoraggio”.

Per l'Ue l'Emilia-Romagna è la regione dove le donne vivono meglio

Una buona notizia sul fronte della condizione delle donne in Emilia-Romagna è arrivata invece oggi da Bruxelles. Una ricerca dell’Unione europea attesta che l’Emilia-Romagna è la regione italiana in cui le donne possono contare su migliori opportunità di vita e lavoro. Lo studio ha analizzato la condizione femminile in base a sette indicatori: lavoro e denaro, conoscenza, tempo, potere, salute, sicurezza, qualità della vita. Realizzata combinando due indici – quello di successo e quello di svantaggio femminile - la mappa elaborata dall’Osservatorio sull’uguaglianza di genere della Commissione Ue assegna all’Emilia-Romagna un punteggio complessivo pari a 51, collocandola al vertice della classifica nazionale, seguita da Lombardia e Provincia autonoma di Bolzano, entrambe con 50. “Non posso che essere orgogliosa del traguardo raggiunto dall’Emilia Romagna prima regione italiana per parità di genere - ha sottolineato Barbara Lori, assessora regionale alle Pari opportunità -. Un risultato importante che ha beneficiato certamente delle politiche adottate in questi anni dalla Regione. Detto questo non ci fermiamo, perché per diffondere la cultura del rispetto e della parità la strada da fare è ancora lunga, come attestano le difficoltà che proprio le donne hanno vissuto anche in Emilia-Romagna durante la pandemia”.