Sara Pedri, 32 anni, sparita il 4 marzo
Sara Pedri, 32 anni, sparita il 4 marzo

Forlì, 13 ottobre 2021 - L’Ausl di Trento potrà licenziare Saverio Tateo, il primario del reparto di Ginecologia nel quale lavorava Sara Pedri, 32enne dottoressa forlivese, fino alla sua scomparsa il 4 marzo (la famiglia e gli inquirenti ritengono che si sia suicidata gettandosi in un torrente vicino a Cles, dove abitava). Dopo i primi articoli e servizi televisivi su Sara, l’azienda sanitaria per la quale lavorava ha deciso di aprire una commissione interna sul reparto. Ed è da quel filone che si è arrivati all’ultimo sviluppo.

Sara Pedri, il giallo della ginecologa scomparsa. "Licenziate il suo ex primario"

Dopo aver sentito 110 colleghe di Sara e altri dipendenti, la commissione disciplinare aveva scritto di aver riscontrato "fatti oggettivi gravissimi" e "una situazione critica". Sulla base di quella relazione, l’Ausl aveva richiesto il licenziamento. Ultimo passaggio, la commissione di garanzia, che contiene anche membri esterni (a presiederla è l’avvocato Maurizio Roat). Ed è questo organo che – secondo quanto riportano le testate giornalistiche trentine –, terminando in anticipo il proprio lavoro, in un documento di quattro pagine conferma la decisione: il licenziamento è una misura "coerente e congrua" e "proporzionata" con le "plurime circostanze e comportamenti incompatibili con i propri obblighi". Al primario Saverio Tateo – che fino al caso di Sara era considerato un luminare – viene contestato di aver violato "principi di lealtà e trasparenza". Avrebbe violato anche l’obbligo di "mantenere il benesseere organizzativo nel reparto".

Va detto che in questi giudizi ci sono gli episodi di cui Sara è stata protagonista, ma non solo. La giovane forlivese, soprattutto nella bozza di lettera di dimissioni (trovata nell’appartamento di Cles dai carabinieri) nonché in vari messaggi (in uno lei stessa parla di "mobbing"), raccontava di un clima pesante. In particolare, ha riferito al fidanzato di essere stata cacciata dalla sala operatoria con uno schiaffo (anche se non da Tateo) e di aver subìto turni in cui non c’era nulla da fare.

Altre colleghe hanno raccontato di bisturi lanciati a medici e una ha detto che avrebbe preferito un incidente grave, perfino di restare paralizzata, piuttosto che tornare al lavoro l’indomani. Alla fine, la commissione interna si è soffermata su 17 episodi: appunto, i "fatti oggettivi gravissimi".

Il comitato dei garanti non ha potere di licenziare un dipendente, è l’Ausl che deve procedere. A questo punto, però, il provvedimento appare scontato (anche se l’avvocato Vincenzo Ferrante sostiene che le motivazioni della difesa non siano state prese in considerazione e preannuncia un ricorso). "La decisione presa dal comitato dei garanti è l’ennesima dimostrazione di quanto emerso fino ad ora – dice la sorella, Emanuela Pedri –. Un esempio che spero possa indurre i lavoratori vittime del mobbing a trovare il coraggio di denunciare senza più la paura di non essere ascoltati e aiutati. Ci affidiamo all’indagine della procura e speriamo che Sara venga ritrovata".

Tateo era stato inizialmente trasferito all’ospedale di Pergine Valsugana, dove però non ha mai preso servizio. La sua vice, Liliana Mereu, ha avuto una sanzione disciplinare e non rischia il licenziamento: dopo un breve periodo a Cavalese, si è trasferita all’ospedale di Catania.