Modena, 25 novembre 2020 - Preoccupazione ma anche speranza: quella che il premier Conte – sulla base del miglioramento della situazione contagi – possa ripensarci e alla fine dare anche un parziale via libera al ’turismo dello sci’. La decisione di tenere chiusi gli impianti, infatti, significa anche penalizzare fortemente l’indotto, vale a dire le strutture ricettive come hotel, ristoranti e attività commerciali. In pratica "chiudere le stazioni sciistiche a Natale è come chiudere un albergo al mare a Ferragosto", sentenzia senza giri di parole Amedeo Faenza, vicepresidente vicario regionale di Federalberghi e componente del cda di Apt Emilia Romagna, "visto che una quota consistente del fatturato annuale viene proprio realizzata durante le Festività". Insomma, "sarebbe un colpo di grazia all’economia della montagna e sarebbe travolto anche il settore alberghiero, che, complice le nevicate di queste settimane, era ai blocchi di partenza per accogliere in sicurezza gli appassionati della neve".

La prospettiva indicata dal Governo "spiazza tutti gli operatori del settore" ed è "incomprensibile – prosegue Faenza – perché gli albergatori del nostro Appennino hanno da tempo investito risorse importanti per adeguarsi agli standard richiesti e a tutte le misure di prevenzione: benché non sia un esperto di salute, si ragionava sul presupposto che distanziamenti e mascherine sarebbero stati sufficienti a prevenire il rischio di contagio sulle piste". "C’è anche chi tra i miei colleghi – prosegue il vicepresidente di Federalberghi – ha pensato di andare oltre, ipotizzando di fornire le attività dell’Appennino di test rapidi (quelli adottati in Veneto): un elemento di ulteriore tranquillità e di incentivo a trascorrere le vacanza sul Cimone".

L’augurio è che il Governo "voglia confrontarsi con le Regioni" e faccia "approfondimenti prima di confermare la chiusura delle stazioni sciistiche, perché il rischio è di far chiudere decine di attività". Infine in tema di apertura o chiusura, Faenza chiede una "scelta europea" perché se i paesi attorno a noi – Austria, Svizzera, Francia e Germania in primis – dovessero tenere aperto "significherebbe regalare turisti italiani. Inaccettabile, in questo momento di crisi nera".

Anche dai sindaci dell’Appennino arrivano appelli corali. Da Sestola, perla del nostro Appennino, Marco Bonucchi non intende arrendersi: "Noi premeremo perché si trovino le condizioni per avviare la stagione". Mentre il suo collega di Pievepelago, Maurizio Micheli: "Restiamo in attesa e nel frattempo proseguiamo i lavori per la nuova seggiovia Poggio Scorzatello nella stazione di S. Annapelago. Il capoluogo è al centro dei comprensori dell’Abetone e del Cimone: la mancata apertura degli impianti per le feste Natalizie provocherebbe ingenti danni a tutta l’economia del territorio".

Sul fronte bolognese, per il Corno alle Scale questa doveva essere la stagione del rilancio e invece rischia di essere quella del tracollo. "Da quest’anno la gestione della stazione è affidata alla Corno alle Scale Srl – spiega il sindaco di Lizzano in Belvedere Sergio Polmonari, riferendosi alla cordata di imprenditori locali che ha appena rilevato gli impianti – e siamo preoccupati che chi si è imbarcato in questa nuova avventura, con grande stima e fiducia da parte nostra, possa avere delle ripercussioni. Ci stiamo giocando tutto".

Ma l’assessore regionale al Turismo Andrea Corsini non concede grandi speranze: "La priorità assoluta è quella di combattere la pandemia, mettendo al primo posto la salute delle persone. Quando riaprire gli impianti lo deciderà il Governo confrontandosi con le Regioni".