Forlì-Cesena, 9 febbraio 2021 - "Ora ci vuole un vaccino anche per l’economia, perché il virus c’è e fa paura, nessuno di noi lo sottovaluta. Ma al suo fianco c’è un virus che sta colpendo anche le imprese: 400.000 hanno già chiuso, sono stati persi miliardi e miliardi di fatturato, molti imprenditori non riusciranno più a rialzarsi e se dovesse arrivare anche un’ondata di licenziamenti, verrà messa a rischio l’intera tenuta sociale della comunità".

Partono da qui le riflessioni dei gruppi provinciali di Confcommercio e Confesercenti, che insieme chiedono alla politica di rivedere le disposizioni anti covid che regolano l’attività dei pubblici esercizi. "In situazioni drammatiche come queste – è l’analisi del presidente di Confcommercio cesenate Corrado Augusto Patrignani, non conta il colore della maglia, dobbiamo alle nostre imprese un’unità di intenti che ci permetta di rappresentare in maniera più incisiva possibile le esigenze di un settore in ginocchio".

Parlano i numeri, che sono impietosi. A livello nazionale, nel 2020 il comparto della ristorazione ha perso 24 miliardi di fatturato (circa il 70% di riduzione) causati anche da 170 giorni di chiusure forzate. Tra le varie categorie c’è pure chi è riuscito a tenere aperto solo circa un mese, mentre nel territorio provinciale si sono contate 763.067 ore di cassa integrazione. In aggiunta, mentre i ricavi crollano, i costi restano (quasi) costanti: un pubblico esercizio cesenate anche di questi tempi infatti paga mediamente 5.000 euro al mese di costi vivi tra affitti e utenze. Tasse escluse.



"Dobbiamo poter lavorare – riprende Mauro Lazzarini, presidente della Confesercenti forlivese – perché altrimenti non sopravviviamo. Chiediamo di farlo in sicurezza, nel rispetto di tutte le norme previste, perché nessuno di noi ha intenzione di mettere a rischio la salute, né tanto meno di sminuire il problema sanitario, ma così non possiamo resistere".

Dunque ecco formalizzare la richiesta di una revisione degli orari di apertura stabiliti in base alle fasce: in zona gialla è stato proposta la possibilità di accogliere i clienti fino alle 21.30, con asporto fino alle 22 e consegne a domicilio sempre; in zona arancione apertura al pubblico fino alle 18 e in zona rossa chiusura totale, confermando comunque gli orari per asporto e delivery.

All’incontro hanno partecipato anche due ristoratori del territorio: Andrea Zocca della Fipe Confcommercio di Forlì e Alessandro Votta della Fiepet Confesercenti di Cesena: entrambi hanno testimoniato le enormi difficoltà del settore, intervenendo anche sul merito della questione: "Durante le riaperture di questi giorni, tante persone stanno chiedendo di consumare un pasto fuori casa: poter allargare la fascia oraria anche alla sera, permette di ridurre gli affollamenti, spalmando le presenze su una fascia oraria ben più ampia".