Yuri Ancarani e Lucio Dalla: "Trasmetteva sensibilità. L’arte in tutte le sue forme rende davvero liberi"

Al videoartist e regista ravennate il ‘Ballerino Dalla – Banca di Bologna’. "Esprimersi in più ambiti? Non è sempre facile, ma divertente"

Juri Ancarani

Roberto Serra / Iguana

Bologna, 3 marzo 2024 – Secondo Lorenzo Balbi, il direttore di MAMbo, la casa bolognese del contemporaneo che l’anno scorso ha ospitato una sua importante mostra, Atlantide 2017-2023 , "è difficile dire in una parola cosa fa Yuri Ancarani". E proprio questo eclettismo – un’esplorazione dei linguaggi fra videoarte e regia – a richiamare quello di Lucio Dalla, che univa diversi orizzonti artistici.

Ancarani, che significato ha per lei ricevere un premio nel solco di Dalla?

"Mi ha fatto molto piacere perché è un premio importante per la musica, ma che ora si estende alla cultura in generale e gli artisti sono esseri di fondamentale importanza per la società. È una possibilità di incontro".

Ha un suo legame con Lucio?

"Mi è sempre piaciuto come uomo, come si muoveva, parlava, come si poneva nei confronti della società e della politica. Ha sempre preso posizioni ben precise, sul palco e nella vita di tutti i giorni. La cosa che ho apprezzato di più dell’uomo, è che riusciva a trasmettere con forza e impatto, al pubblico e alla massa, una grande sensibilità, con la musica e con lo stile di vita. Viviamo momenti complessi, in cui siamo sempre più distanti, e figure come la sua mancano".

C’è qualche canzone che rispecchia questo aspetto in particolare secondo lei?

" La sera dei miracoli , in versi come “si muove la città, con le piazze e i giardini e la gente nei bar“. È una frase perfetta, pensando alle persone sempre più scollegate. Forse già percepiva un cambiamento e voleva trasmettere l’importanza di stare insieme e comprenderci nelle nostre diversità".

Nel premio conta l’intreccio fra le arti, caratteristica che la rispecchia molto.

"La musica è il linguaggio che arriva più velocemente alle persone, ma l’arte, in tutte le sue forme, è l’unica opportunità per sentirci veramente liberi. L’arte ti fa sognare. Questo premio è bello perché unisce in un momento in cui si cerca sempre di dividere gli ambiti artistici. Io cerco di demolire le barriere, i confini. Però non è semplice, a volte mi sento un po’ un outsider, però è interessante. E molto divertente potersi esprimere in più ambiti. Sicuramente non canterò, però (ride, ndr )".

Quanto è importante per lei la musica?

"È fondamentale, visto che principalmente lavoro con immagini in movimento. Mi interessa molto la nuova musica, ad esempio Madame, anche lei premiata con il ’Ballerino’. Io lavoro sul presente, sull’attualità, e la musica deve essere qualcosa che rappresenti questo momento".

L’anno scorso è stato protagonista di una importante personale proprio a Bologna.

"Un’esperienza meravigliosa, con un grande riscontro: 7mila ingressi nella prima settimana. Per me è stata una conferma che la strada della condivisione dei generi è interessante. Mi ha molto motivato ad andare avanti in questo percorso".

La mostra si legava al documentario su una Venezia insolita, portato proprio a Venezia, Atlantide . Nel 2023 è tornato alla Mostra del Cinema con Il popolo delle donne .

"Sono ritratti, documentari diversi. L’ultimo è un lavoro a quattro mani con la psicanalista Marina Valcarenghi sul tema complesso della violenza degli uomini nei confronti delle donne, ma in modo nuovo. Avevo necessità di fare qualcosa di utile. Sta andando bene, il tour è ancora in giro per l’Italia: ora andremo nelle Marche".

E i nuovi progetti?

"Una mostra a fine giugno, in una bellissima galleria, Studio Casoli, nell’isola di Filicudi. Sarà principalmente di fotografie, tanto per esplorare nuovi territori. E sarà pazzesco: devi vincere su quel paesaggio unico".