Che fine ha fatto la Città 30?

Nella quotidianità, nelle strade dove andando più piano si dovrebbe arrivare ovunque in tempo (o addirittura prima), l’effetto dei trenta chilometri orari sembra ormai essere svanito

Mentre le piazze si dividono, le direttive si incrociano e gli ultimatum si sprecano, una domanda sorge spontanea: ma che fine ha fatto la Città 30? Spieghiamoci: basta aprire un giornale o leggere un sito Internet di informazione per vedere dibattere quasi ovunque, e quasi tutti, sulla discussa iniziativa adottata dalla giunta Lepore.

Ma nella quotidianità, nelle strade dove andando più piano si dovrebbe arrivare ovunque in tempo (o addirittura prima), l’effetto dei trenta chilometri orari sembra ormai essere svanito, scomparso, dimenticato, nonostante la cartellonistica ci ricordi quasi a ogni incrocio che qui la rivoluzione è compiuta e i 50 km/h sono ormai un lontano ricordo. Basta guardarsi attorno: due mesi abbondanti dopo l’entrata in vigore delle ordinanze comunali, tutto è come prima. Quanti si preoccupano di non superare i 30 (o 35) km/h? Quanti hanno definitivamente cambiato il loro stile di guida? E i controlli? E le multe?

Diciamocelo: la Città 30 intesa come sanzioni per l’infrazione del nuovo limite di velocità, e come modifica strutturale del modo di guidare, è già finita. E altrimenti non poteva essere. Resta, un po’ come eredità e un po’ come orizzonte di lungo periodo, un lavoro di ridefinizione dello spazio stradale a favore di mezzi pubblici e biciclette – che si sta realizzando e si realizzerà tramite i cantieri del tram e tanti altri cantieri più localizzati (come ad esempio quello di viale Oriani) – e un assetto viario già cambiato in modo importante in alcune parti della città. Ben più impattanti saranno i cinque nuovi autovelox in arrivo entro la fine della primavera sulle strade cittadine. Ovviamente tutte con il limite dei 50 km/h.