In casa Tani aveva diverse dosi di cocaina, buste di cellophane, una bilancia di precisione e 1.300 euro

Fano, 6 luglio 2018 - Dopo il mancato arresto, sabato scorso, del ‘collega’, graziato dal gruppo WhatsApp che lo ha avvisato in tempo utile del blitz dei carabinieri, spacciava ancora più serenamente D.X., 33enne albanese con piccoli precedenti penali, da tutti conosciuto come ‘Tani, l’albanese del lido’. Ma questa volta la protezione dei tanti gruppi social ai quali aveva aderito per ‘viaggiare informato’ non gli è bastata. Né è servito l’altro stratagemma che utilizzava per non farsi beccare, ovvero il camminare sempre vicino all’argine del Porto Canale, pronto a disfarsi dello stupefacente in caso di controllo. Era piazzale Calafati, infatti, la sua piazza dello spaccio. Casa e ‘bottega’.

I carabinieri del nucleo operativo e della stazione di Fano, lo tenevano d’occhio da giorni. Da quando cioè gli era stato segnalato lo strano andirivieni di quell’albanese che, a tutte le ore del giorno ma soprattutto della notte scendeva di casa e percorreva quei pochi metri che lo separavano dal piazzale, dove ad attenderlo c’erano sempre personaggi diversi: uomini e donne di tutte le età e della più varia estrazione sociale. Gli incontri erano rapidissimi, sempre sul filo del canale. E così l’altra sera i carabinieri si sono piazzati sotto casa sua, finché l’hanno visto uscire e, seguendo il solito copione, raggiungere un’auto con a bordo una 38enne fanese. Prima che potesse bussare al suo finestrino, i carabinieri lo hanno bloccato trovandolo in possesso della classica pallina di coca da 0.8 grammi incellophanata. Lei lo ha subito tradito, ammettendo di essere una cliente abituale. Immediata è scattata la perquisizione in casa di ‘Tani’ dove i militari hanno trovato altre tre dosi di cocaina già pronte per lo spaccio, un involucro più grande (10 grammi) con quella stessa droga ancora da tagliare, buste di cellophane circolari, una bilancia di precisione e 1.300 euro in contanti di cui ‘Tani’, disoccupato, non ha saputo giustificare la provenienza.

Ieri, dopo una notte in camera di sicurezza, D.X. è stato processato per direttissima. Il giudice del Tribunale di Pesaro lo ha condannato a 8 mesi di reclusione e lo ha rimesso in libertà, «perché non pericoloso». Da ora in poi però sarà un osservato speciale, così come tutti i contatti che aveva in rubrica, soprattutto quelli che più di frequente compaiono come suoi interlocutori nei tabulati telefonici. Molte conversazioni WhatsApp, poi, sono considerate dai carabinieri «emblematiche». Proprio per questo, numerosi clienti insospettabili che conoscono bene le procedure anche in virtù della loro professione, si sono già presentati spontaneamente in caserma, per evitare imbarazzanti inviti formali. Intanto la compagnia carabinieri di Fano fa sapere che «sarà altresì analizzata la posizione degli amministratori dei numerosi gruppi WhatsApp in voga tra giovani e meno giovani, utilizzati per segnalare la presenza di forze di polizia valutando eventuali profili di concorso nel reato».