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Fermo, 9 ottobre 2018 - Quando muore un neonato è sempre una tragedia incommensurabile. Lo stesso discorso vale quando il bambino nasce morto, ma il dolore si moltiplica all’ennesima potenza se la madre viene indagata per omicidio colposo. Secondo l’ipotesi accusatoria non avrebbe mai fatto una visita ginecologica per accertare la salute del nascituro. È la storia di S. D., una 35enne di Porto Sant’Elpidio che ha perso il bambino in grembo alle ultime settimane di gravidanza e che ha rischiato di morire per la trascuratezza con cui avrebbe condotto la gravidanza stessa.

Tutto inizia diversi mesi fa, quando la giovane si accorge di essere incinta e comincia il percorso d’avvicinamento al parto. Genitori e familiari sanno che si reca periodicamente dal suo ginecologo di Fermo. Passano i giorni, le settimane, i mesi e lei continua la sua vita di ragazza incinta, all’apparenza serenamente. Poi all’improvviso qualche giorno fa accusa un malore e viene ricoverata d’urgenza all’ospedale Murri. È nel reparto di ginecologia che viene fatta la tragica scoperta: il cuore del feto non batte più, il bambino che sta per nascere è morto. Ma quello che è ancora più agghiacciante è che il ginecologo che la 35enne ha sempre dichiarato di incontrare regolarmente per i controlli, non l’ha mai vista e non la conosce nemmeno. È così che i familiari della giovane scoprono l’assurda verità: lei non è mai stata da un medico specialista e quello che ha raccontato per mesi erano menzogne.

In un primo momento si pensa esclusivamente alle condizioni di salute delle 35enne e a salvarla: le cure vanno bene e viene dichiarata fuori pericolo. Alla fine, però, iniziano le prime inquietanti domande: perché la ragazza non hai mai fatto alcuna visita? Perché ai genitori e ai familiari ha sempre dichiarato il contrario? È sua la responsabilità di quanto accaduto? È per dare una risposta certa a questi quesiti e anche ad altri che la Procura ha aperto un fascicolo a carico della 35enne. L’accusa è pesantissima: omicidio colposo aggravato. Intanto è stata effettuata l’autopsia sulla salma del neonato ed è emerso che contrariamente, a quanto affermato dalla giovane, il feto era di nove mesi e non di sei.

f. c.