Ottimo avvio per la mostra ‘Un artista chiamato Banksy’, aperta al pubblico fino al 27 settembre a palazzo dei Diamanti. Nei primi quattro giorni sono state 2.260 le persone che hanno visitato l’esposizione, con una presenza media giornaliera di 565 persone. E in lista ci sono già venti prenotazioni di altrettanti turisti provenienti da fuori regione....

Ottimo avvio per la mostra ‘Un artista chiamato Banksy’, aperta al pubblico fino al 27 settembre a palazzo dei Diamanti. Nei primi quattro giorni sono state 2.260 le persone che hanno visitato l’esposizione, con una presenza media giornaliera di 565 persone. E in lista ci sono già venti prenotazioni di altrettanti turisti provenienti da fuori regione. Appassionati che hanno aspettato il via libera agli spostamenti per venire ad ammirare i capolavori del misterioso street artist.

I dati sono molto vicini al ‘tutto esaurito’ considerato che per i primi quattro giorni di apertura, che hanno coinciso con il weekend di fine maggio e la festa della Repubblica, erano stati previsti al massimo 2.400 ingressi, in applicazione di tutte le normative di sicurezza per la prevenzione della diffusione del contagio da Coronavirus. I 2.260 visitatori hanno potuto entrare e godere delle opere più note di Banksy dalla bambina con il palloncino a Topolino divorato da un enorme serpente di Dismaland, attraverso un percorso rigoroso e ben definito con applicazione precisa delle prescrizioni anti-covid. Per tutti è infatti d’obbligo la mascherina, l’utilizzo del gel igienizzante, mentre le visite sono contingentate e guidate da segnaletiche di sicurezza che permettono soste distanziate e percorsi di entrata e uscita separati, in modo da non far incrociare i visitatori. "Un primo traguardo raggiunto con soddisfazione dal Comune, dall’assessorato alla Cultura e dalla Fondazione Ferrara Arte – sottolinea l’assessore alla cultura Marco Gulinelli – a dimostrazione del lavoro fatto nel periodo di chiusura totale in cui abbiamo cercato sia di mantenere il contatto diretto con le persone anche attraverso i social e sia di rispondere al bisogno culturale che la ripartenza avrebbe richiesto".