Antonio Palmisano, una vita sulle strade ferraresi con l’uniforme dell’Arma
Antonio Palmisano, una vita sulle strade ferraresi con l’uniforme dell’Arma

Ferrara, 15 febbraio 2019 - Da un mese i negozianti di Ferrara avevano perso il sonno. E tutto per colpa di una ‘batteria’ di malviventi che, in poche settimane, aveva messo a segno una serie di rapine a mano armata. Colpivano anche di giorno, sicuri e spavaldi. Farmacie e tabaccherie erano i bersagli privilegiati. Ma mercoledì i carabinieri della compagnia estense li hanno catturati. Il blitz è avvenuto un istante prima che colpissero di nuovo, stavolta in una gioielleria del centro. In manette sono finiti Roberto Guerra, 62 anni, volto noto della vecchia ‘mala’ ferrarese e Antonio Simone, 38 anni, da poco evaso dai domiciliari e sparito nel nulla. Il primo è accusato di tre rapine, al secondo invece contestano il possesso di una pistola e, appunto, l’evasione. A metterli sotto scacco ci hanno pensato due carabinieri in borghese con il decisivo appoggio di un collega in pensione che, passando di lì per caso, ha notato la presenza dei sospetti. Un’intuizione azzeccata che ha contribuito a mettere fine alla parabola criminale dei due malviventi.

 

Che sia durante un delicato pedinamento o mentre si va a prendere il nipotino a scuola, il sesto senso del bravo carabiniere è sempre all’opera. Non ci sono ferie, licenze o pensionamenti che tengano. Un militare dell’Arma è militare sempre, sette giorni su sette e ventiquattro ore su ventiquattro. Lo ha dimostrato il maresciallo Antonio Palmisano, una vita sulle strade ferraresi con l’uniforme della Benemerita e oggi, in congedo dopo una lunga carriera, esponente della sezione locale dell’Associazione Nazionale Carabinieri. Il sottufficiale ha infatti contribuito alla cattura di due pericolosi malviventi, uno dei quali con una calibro 22 carica nascosta in un borsello. 

Maresciallo Palmisano, uno dei banditi era armato. Quel suo coraggioso intervento avrebbe potuto costarle caro. Chi gliel’ha fatto fare? 
«Un carabiniere si sente sempre in servizio. Anche quando è in congedo. Ed è pronto a intervenire ogni volta che vede qualcosa che non va». 

Come è accaduto mercoledì. Dove stava andando?
«Stavo andando a prendere il mio nipotino. Stava per uscire da scuola». 

Ma le è bastato uno sguardo per capire che qualcosa non andava. Cosa ha stuzzicato il suo fiuto?
«Principalmente lo strano comportamento di quelle due persone». 

Cosa facevano esattamente?
«Beh, il primo era un po’ troppo agitato».

Come lo ha capito?
«Si muoveva nervosamente e guardava con eccessiva insistenza verso un angolo della strada». 

E l’altro? 
«Era in bicicletta e fingeva di guardare il cellulare». 

Cosa le hanno suggerito questi dettagli?
«Che stavano per fare qualcosa di losco. E così era, in effetti». 

Come ha agito?
«Dovevo intervenire. Sulle prime ho pensato di chiamare il 112». 

E invece?
«Poco lontano ho notato due colleghi in abiti civili. Ho capito che erano sulle tracce dei due sospettati. Così abbiamo agito». 

... e il resto è cronaca. Dica la verità, ha avuto paura?
«No, anche se un pizzico di timore c’è sempre in questi casi. Si tratta di un sentimento che, in azione, ti aiuta a non commettere imprudenze. E qualche volta ti può anche salvare la vita».