La stazione dei carabinieri (foto repertorio)
La stazione dei carabinieri (foto repertorio)

Comacchio, 7 ottobre 2016 – Per gli indagati «è tutta una grande montatura». Un gesto «goliardico». Uno «sgarro» di qualcuno per «colpire personaggi ben precisi».

Per l’accusa, invece, quei 59 minuti di video girati a gennaio 2011 nella caserma di Comacchio, con carabinieri «in abiti militari e civili» o «travestiti da donna», dove viene sovrapposta «alla sagoma di Fabio Savi», uno dei killer della Uno bianca, quella «di un ex comandante della Compagnia lagunare», altro non è che una chiara diffamazione pluriaggravata. Imbarazzo, rabbia, ma soprattutto bocche cucite ieri tra i corridoi dell’Arma dopo la notizia data dal Carlino dei 12 militari finiti sotto indagine dalla procura militare di Verona, conclusa il 29 settembre e già notificata alle parti.

Un «filmino», come lo definisce negli atti il pm Massimo di Camillo, con «scene grottesche, bizzarre, deformi tanto da risultare ridicole, paradossali, innaturali e stravaganti», girato all’interno di una caserma, quella di Comacchio.

Era l’inizio del 2011, periodo in cui tutto il comparto lagunare stava faticosamente cercando di rialzarsi dopo l’immane tragedia dell’assassinio del brigadiere Cristiano Scantamburlo (2006) e dell’inchiesta che ne seguì.

Il video, come spiega una fonte ben informata, altro non sarebbe che un collage di scenette, girate da otto carabinieri in momenti diversi, poi ‘appiccicate’ assieme e riprodotte su un dvd.

Con obiettivo un ex comandante della Compagnia e tre militari «sbeffeggiati e ridicolizzati», con allusioni, «nemmeno tanto velate, a sentimenti di disprezzo», arrivando a «ringraziare il Comando generale dell’Arma» per un eventuale loro allontanamento «dalla giurisdizione di Comacchio».

«Non si vedono mai tutti e otto assieme – spiegano le difese dei carabinieri – Non potevano sapere che qualcuno, poi, avesse messo assieme tutte le scenette in un unico video».

Tra gli indagati ci sono anche un ufficiale, oggi in servizio altrove, e tre sottufficiali della Compagnia, ai quali venne mostrato il filmato per intero durante una cena a febbraio 2011.

Secondo l’accusa questi non avrebbero impedito, «pur avendo l’obbligo giuridico di legge, la consumazione del fatto al quale hanno personalmente assistito passivamente».

«Ma quella sera non erano in servizio – chiosa l’avvocato Giacomo Forlani – e non avevano nessun obbligo giuridico».

Intanto sarebbero pronti i primi provvedimenti disciplinari nei confronti degli indagati. In particolare per un sottufficiale il quale, in quel periodo, aveva come suoi sottoposti due delle parti lese. Per lui il provvedimento di trasferimento ad altra sede e ruolo scatterebbe d’ufficio. Ma non sarebbe il solo.