Giovanna Mazzoni

Ferrara, 16 ottobre 2018 - Sempre al loro posto. Dal giorno della prima udienza, fino a ieri. Poli opposti, ma con grande rispetto l’uno per l’altra. Sono le 10.45 quando Sergio Lenzi, l’imputato numero 1 del processo e unico degli 11 alla sbarra ad esserci sempre («perché – disse all’apertura della ‘preliminare’ – io non ho niente da nascondere»), si alza dalla terza fila, lascia per un attimo l’avvocato Gionchetti, e raggiunge il loggione dove è seduta Giovanna Mazzoni, una dei leader del Movimento Azzerati, quella che riuscì addirittura a zittire Renzi ad un comizio alla festa dell’Unità di Bologna. I due parlottano fitto fitto mentre il teste Crespi continua nella sua deposizione fiume; poi dalle mani di Lenzi spuntano alcuni fogli per la donna.

«Un articolo di giornale», dirà quest’ultimo. Mentre lei, farà di più: «Lenzi desidera che il nostro movimento sia consapevole di come il management di Carife abbia cercato di tutelare i risparmiatori. Asserisce – continua davanti a due giornalisti – di avere tutelato con grandissima energia, ma impotente, la situazione dei ferraresi». Si mette una mano sul cuore la Mazzoni, una che quando parla lo fa sempre con cognizione di causa e precisione: «Lenzi, mi sbilancio, non ha mai mancato ai suoi obblighi, si è attenuto ai principi di prudenza e tutela dei risparmiatori; è persona rispettabilissima. Prima del commissariamento – dice ancora – la situazione bancaria non era certo rosea ma nemmeno così degradata come qualcuno ci ha voluto fare credere. E, ne sono convinta, saremmo andati avanti con la nostra banca. Invece con il commissariamento la Cassa ha perso totalmente di operatività, non poteva più erogare mutui, ed è stata la fine».

Le bordate, poi, sono verso Bankitalia e Mef, «che hanno sottovalutato i problemi della città, imponendoci un piano deleterio per farci finire così... Conto che Bankitalia si assuma il principio di dichiarazione della verità e torni a verificare quanto fatto dai commissari». Lenzi, in aula, in quel momento non c’è già più. Uscito in anticipo, mentre lei si risiede, sbuffa perché «da quaggiù si sente poco», poi torna a prendere appunti. La battaglia per la verità continua.

Nicola Bianchi