Una veduta del petrolchimico (archivio Businesspress)
Una veduta del petrolchimico (archivio Businesspress)

Ferrara, 4 ottobre 2021 - Un’altra tegola sul settore della chimica ferrarese. L’azienda Yara, insediata al Petrolchimico, ha annunciato l’esigenza di stoppare gli impianti produttivi, per via dell’elevatissimo costo del metano. L’allarme è arrivato dai sindacati. Ma il problema, non è più solo dell’oggi, "ma è in prospettiva. in gioco, c’è il futuro di 140 lavoratori". A dirlo è Vittorio Caleffi, segretario provinciale di Uiltec.

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"Per ora – così Caleffi – l’azienda ci ha assicurato che non ricorrerà ad ammortizzatori sociali. Tuttavia, se tra sei settimane il prezzo del metano non scenderà e l’impianto non ripartirà a pieno regime, saremo costretti a sederci nuovamente a un tavolo per capire come muoverci". Dalle parole del sindacalista traspare un velo di preoccupazione. D’altra parte, è tutta una questione di filiera. E le problematiche di Yara vanno a inserirsi in un contesto generale, per la chimica, non propriamente propizio.

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"La marginalità sulla produzione di ammoniaca e urea – prosegue – è molto bassa. Dunque, per lo più si lavora sulla quantità. Ma se le quantità prodotte sono sempre più esigue, il prezzo sale e la marginalità si azzera. Questo produce essenzialmente uno scenario nel quale si lavora in perdita". Il settore sul quale lo stop all’impianto di Yara potrebbe avere una ricaduta più significativa è quello dell’agricoltura. "In questo quadro – dice ancora Caleffi – gli agricoltori sono refrattari all’acquistare i prodotti per la fertilizzazione. Il timore è infatti quello di rimanere col ’cerino in mano’ e di trovarsi prodotti invenduti a causa, ancora una volta, dell’innalzamento del prezzo del prodotto finale".
 

Determinato questa volta dall’esigenza di investire, a monte, molto di più in prodotti fertilizzanti. È un circolo vizioso. Se alla situazione di Yara si aggiunge "l’incertezza sul fronte dei monomeri e un grosso punto interrogativo sulle scelte strategiche di Eni, la situazione inizia a diventare preoccupante". Per cui, ora è tempo che "le istituzioni intervengano". Di qui, l’aggancio con la proposta emersa dal consiglio comunale. "Il tavolo della chimica che si vuole avviare a Ferrara – così Caleffi – ha senso se lo si estende anche a livelli più alti: da quello regionale a quello nazionale. L’obiettivo è che la questione Yara, ma più in generale dell’intero comparto chimico ferrarese, approdi ai tavoli del ministero". Lavorare sulla certezza delle forniture e capire quali saranno le scelte che farà Eni. Sul cracking di Marghera, invece, pare che ci sia qualche sviluppo. "Il 12 ottobre – dettaglia il sindacalista – è in programma un incontro fra i vertici di Eni e dei sindacati. L’auspicio è che possano uscire i proponimenti di Eni per il futuro dello stabilimento".
 

La linea di Uil è sempre la medesima: mantenere in attività l’impianto di Marghera, evitando così la chiusura annunciata a marzo ’22, accompagnando contestualmente l’insediamento di imprese meno impattanti dal punto di vista ambientale al Petrolchimico estense. Una posizione che Caleffi, assieme al segretario provinciale di Uil Massimo Zanirato, hanno ribadito sul Carlino qualche tempo fa. A seguito dell’appello all’insediamento di nuove imprese (cooperative) nello stabilimento industriale di via Marconi, pare ci siano stati degli abboccamenti fra il sindacato e LegaCoop. "Siamo stati contattati dai rappresentanti delle cooperative – così Caleffi – i quali hanno convenuto che ci sia ’terreno comune’ sul quale lavorare. Noi ribadiamo la disponibilità a collaborare e a mettere in pratica la transizione ecologica". Dalle parole ai fatti.