Da oggi, nella bacheca del regista inglese Mike Newell, oltre ai simboli dei premi César e Bafta (gli Oscar assegnati, rispettivamente, in Francia e Gran Bretagna), troneggia anche il Dragone d’Oro. Emblema del Ferrara Film Festival che ieri sera, all’Apollo Cinepark, ha celebrato con un gala la chiusura della quinta edizione. Sul palco, assieme al direttore artistico Maximilian Law (e a Riccardo Cavicchi di Delphi, da quest’anno partner organizzativo della kermesse), c’era in veste di madrina l’attrice Claudia Conte. Ma l’attesa era ovviamente tutta per i vincitori...

Da oggi, nella bacheca del regista inglese Mike Newell, oltre ai simboli dei premi César e Bafta (gli Oscar assegnati, rispettivamente, in Francia e Gran Bretagna), troneggia anche il Dragone d’Oro. Emblema del Ferrara Film Festival che ieri sera, all’Apollo Cinepark, ha celebrato con un gala la chiusura della quinta edizione. Sul palco, assieme al direttore artistico Maximilian Law (e a Riccardo Cavicchi di Delphi, da quest’anno partner organizzativo della kermesse), c’era in veste di madrina l’attrice Claudia Conte.

Ma l’attesa era ovviamente tutta per i vincitori delle tredici sezioni nelle quali erano state suddivise le opere in concorso. Primi riconoscimenti come migliori film all’action movie ’Legacy of Lies’ dell’olandese Adrian Bol (sezione world) e al fantascientifico ’The Unhealer’ dell’americano Martin Guigui (sezione Usa), dal 2017 (quando presentò il controverso ’911’ sull’attentato alle Torri Gemelle) presenza pressoché fissa al Ferrara Film Festival. Premio al miglior documentario a ’Overland’, incentrato sulla suggestione della falconeria; miglior film della sezione patrocinata dall’Unicef ’Dear Child’. Per quanto riguarda la sezione riservata ai filmakers dell’Emilia Romagna, il Dragone d’oro è stato assegnato a ’San Donato Beach’, opera del regista Fabio Donatini, "un saggio visivo sulla solitudine" dove la fatica di vivere di Reza, la malattia del gioco di Andrea, l’emarginazione causata dalla depressione di Patrizia vengono raccontati in prima persona. Miglior ’corto’ nella sezione World ’L’Italia chiamò’, scritto e diretto da Antonio Di Cosimo e interpretato da Alessandro Haber, che incarna Aldo, un uomo di 78 anni che durante la quarantena ha perso sua moglie, ammalata di Coronavirus. Ma ad Haber è stato consegnato anche il premio come miglior attore per un altro cortometraggio, ’27 marzo 2020’, di cui l’attore bolognese – anche lui ormai presenza fissa del festival – è anche autore, regista e produttore. Miglior ’corto’ americano ’The obituary of Jasper James’. Per quanto riguarda la regia, il Golden Dragon è stato assegnato ad Adrian Bol (Legacy of Lies) e Tal Cohen (’7Pm’). In passerella infine anche i premiati come miglior attore e attrice; bottino pieno per ’The Unhealer’ che ha conquistato il riconoscimento con Elija Nelson e Kyla Carlson. Il premio per la miglior interprete di un ’corto’ è stato assegnato infine all’attrice coreana Cheongmi Lee, protagonista di ’Juicy Girl’, basato su eventi riguardanti gli omicidi di molte delle molte donne coreane commesse dal personale dell’esercito americano dalla guerra di Corea degli anni ‘50. Tanti applausi per tutti i vincitori, standing ovation ovviamente per Mike Newell, che ha approfittato dell’ospitalità della città in questi giorni di festival per visitare monumenti e mostre. Ieri mattina è stata la volta di quella dedicata ad Antonio Ligabue a Palazzo dei Diamanti.

s. l.