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27 apr 2022

In 10 anni perso un Comune come Bondeno In calo del 26% la fascia dei giovani adulti

Studio Cds: tra il 2010 e il 2020 la popolazione in provincia di Ferrara è passata da 358.966 a 345.503 residenti (meno 3,8 per cento)

paolo pasetti *
Cronaca

di Paolo Pasetti *

Tra il 2010 e il 2020 la popolazione in provincia di Ferrara è passata da 358.966 a 345.503 residenti, subendo un decremento pari a 13.463 unità, pari al -3,8% in termini percentuali. Per dare un’idea del decremento che si è verificato, è come se fosse sparita la popolazione di un comune delle dimensioni di Bondeno. In questo contesto di decremento, va sottolineato un aspetto molto importante: non tutte le classi di età che compongono la popolazione hanno avuto lo stesso andamento.

I demografi chiamano “struttura per età” la distribuzione differenziata, secondo le diverse classi di età, di una popolazione. Negli ultimi decenni, le popolazioni del mondo occidentale hanno sperimentato un progressivo assottigliamento delle classi di età più giovani, dovuto al drastico decremento della fecondità verificatosi nei decenni precedenti (in Italia, dalla metà degli anni ‘70 in poi). Questo decremento è stato parzialmente mitigato dall’afflusso, in anni recenti, della popolazione immigrata, ma è stato ben lungi dall’essere compensato.

Il fenomeno nuovo, a cui si assiste in Italia da alcuni anni (e in questo la provincia di Ferrara non fa eccezione), consiste nel fatto che tale diminuzione non è più limitata ai giovanissimi, ma è arrivata a intaccare fortemente anche i giovani “meno giovani” (fino a 39 anni), cioè una parte rilevante della forza lavoro presente e futura. La struttura per età, in provincia di Ferrara, ha attraversato un periodo di grandi trasformazioni, per l’effetto combinato di tre fattori: i) la diminuzione della fecondità; ii) la diminuzione della mortalità nelle classi più anziane ed infine iii) il contributo dell’immigrazione straniera.

Quest’ultimo fenomeno ha agito su due fronti: da un lato, ha comportato l’ingresso di contingenti di popolazione in età giovane; dall’altro, ha provocato l’innesto di una fecondità “importata” delle donne straniere, tendenzialmente più alta di quelle delle donne italiane. Va però detto che tali fenomeni, tipici dei primi anni dell’immigrazione straniera, negli ultimi anni si sono molto affievoliti (soprattutto dal punto di vista della fecondità). Se consideriamo separatamente le classi di età dei “giovanissimi” (0-14 anni), dei “grandi anziani” (75 anni e oltre), dei “giovani” (15-24 anni), dei “giovani adulti” (25-44 anni) e, infine, degli “adulti” (45-64 anni), possiamo riassumere i cambiamenti avvenuti nella struttura per età nei 5 punti seguenti: a) il contingente dei “giovanissimi” (0-14 anni) passa da circa 38.700 a circa 37.400 unità, facendo registrare una diminuzione pari al -3,5%: risulta evidente il robusto calo della fecondità generale nel corso dell’ultimo decennio, che non è stata compensata dalla maggiore fecondità delle famiglie immigrate.

b) il contingente dei “grandi anziani” (75 anni e oltre) passa da quasi 47mila unità a oltre 51mila, con un incremento del 9,6%: è ben visibile l’effetto dell’elevata sopravvivenza delle classi di età più mature.

c) il contingente dei “giovani” (15-24 anni) fa registrare un aumento, seppure abbastanza contenuto (+4,9%): ciò è dovuto all’effetto del lieve aumento di fecondità (in gran parte di origine straniera) che aveva caratterizzato gli scorsi due decenni.

d) il contingente dei “giovani adulti” (25-44 anni) passa da oltre 98mila a circa 72.600 unità (-26,2%). Una diminuzione drastica, dovuta all’effetto della bassa fecondità degli anni ’70 e ’80 del ‘900, mitigata solo molto parzialmente dall’ingresso dei contingenti stranieri. È certamente questa la novità più rilevante dell’ultimo decennio: un fenomeno talmente nuovo che non esiste nemmeno un termine per designarlo. Recentemente, alcuni demografi hanno proposto di chiamarlo “degiovanimento”.

e) il contingente degli “adulti” (45-64 anni) passa da quasi 104mila a quasi 111mila unità (+6,4%): in ciò si può vedere l’effetto dell’elevata fecondità degli anni ’50 e ’60 del ‘900 (sono i cosiddetti “baby-boomers”).

* ricercatore Cds Cultura OdV

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