Protesi su misura con le stampanti 3D
Protesi su misura con le stampanti 3D
di Silvia Giatti Sono il frutto di un progresso tecnologico arrivato con le stampanti 3D. Ma soprattutto sono il frutto di una ricerca condotta da Unife che oggi collabora con un’azienda che rappresenta l’eccellenza nel campo biomedicale italiano e che si trova nel Nord-Est. Sono le nuove protesi che all’ospedale di Cona possono essere impiantate su alcuni pazienti con problemi ossei importanti, come fosse un ‘vestito’ realizzato su misura. Un risultato ottenuto grazie alla dedizione a questo tipo di branca della medicina da parte del direttore della clinica ortopedica di Cona, Leo Massari, che è anche professore ordinario di Malattie dell’apparato locomotore dell’ateneo estense. Per la realizzazione di queste protesi, infatti, Unife fa...

di Silvia Giatti

Sono il frutto di un progresso tecnologico arrivato con le stampanti 3D. Ma soprattutto sono il frutto di una ricerca condotta da Unife che oggi collabora con un’azienda che rappresenta l’eccellenza nel campo biomedicale italiano e che si trova nel Nord-Est. Sono le nuove protesi che all’ospedale di Cona possono essere impiantate su alcuni pazienti con problemi ossei importanti, come fosse un ‘vestito’ realizzato su misura. Un risultato ottenuto grazie alla dedizione a questo tipo di branca della medicina da parte del direttore della clinica ortopedica di Cona, Leo Massari, che è anche professore ordinario di Malattie dell’apparato locomotore dell’ateneo estense. Per la realizzazione di queste protesi, infatti, Unife fa ricerca da dieci anni per creare nel paziente anche ‘vantaggio biologico’.

Professore ci può spiegare cosa sono queste nuove protesi?

"Si tratta di protesi che vengono realizzate su misura per le esigenze del paziente. In medicina diciamo che sono protesi ‘custom made’, cioè protesi che vengono realizzate in base alla reale esigenza del paziente. E ci riusciamo dopo aver esaminato esattamente di cosa ha bisogno la persona per poter tornare a muoversi".

Come vengono realizzate?

"Sono realizzate con stampe 3D in un’azienda italiana che ha sede a San Daniele del Friuli e sono il frutto di un lavoro di equipe".

Ci spieghi meglio…

"Si tratta di impianti che sono destinati a pochi pazienti. A quelli, soprattutto, che per via di una patologia grave, come ad esempio un tumore osseo, o per altre forme che colpiscono le ossa, necessitano di un intervento più mirato per poter tornare ad avere una qualità di vita più normale".

Come procedete?

"Quando arriva questo tipo di paziente, e io ne ho già trattati tre con problemi molto particolari, procediamo alla realizzazione di un esame con una tac che è in grado di individuare con molta precisione dove si trova il problema. Un esame che realizziamo a Cona grazie all’arrivo di una nuova tac di ultima generazione. Dopo l’esame approfondito del problema osseo arriva la fase delle consultazioni, anche con gli ingegneri biomedicali dell’ospedale. Fatto questo consulto ci rivolgiamo ai tecnici dell’azienda che collabora con noi per la realizzazione della protesi in 3D. Protesi che nel momento in cui vengono stampate hanno lo scopo di soddisfare il più possibile le necessità del paziente che trattiamo affinché possa tornare a un certo grado di autonomia".

Cosa le differenzia dalle altre protesi?

"Una volta realizzata, quando viene impiantata nel paziente permette un ancoraggio meccanico migliore, una osteintegrazione che favorisce anche un vantaggio biologico".

Cioè la protesi si integra meglio nella struttura ossea del paziente?

"Esattamente. E se il decorso non ha particolari problemi già dopo il primo mese il paziente può recuperare un po’ di autonomia. Ma per arrivare a questo serve anche un percorso riabilitativo".

Perché la scelta di queste protesi?

"Da dieci anni Unife fa ricerca per questo tipo di impianti. Abbiamo lavorato e lavoriamo per migliorare la cultura cellulare osteoblastica e dunque studiamo in che modo possiamo migliorare la biocompatibilità degli impianti con la struttura ossea del paziente".

Non è una protesi per tutti, dunque?

"Di solito percorriamo questa strada per pazienti con problemi ossei molto importanti. Questa nuova tecnologia serve soprattutto per ridare un certo livello di normalità a chi altrimenti, con le tecniche classiche, non riuscirebbe ad averla".

Chi ha avuto un impianto di protesi quando deve farsi controllare per evitare il peggio?

"Se c’è un dolore continuo o dei piccoli rumori meglio rivolgersi allo specialista e farsi controllare: l’ideale sarebbe non arrivare a una protesi da reimpianto".