Tiziano Tagliani e Vittorio Sgarbi (foto Businesspress)
Tiziano Tagliani e Vittorio Sgarbi (foto Businesspress)

Ferrara, 17 dicembre 2018 - «Caro Vittorio, sei un vigliacco!». Ha contato fino a otto (giorni) il sindaco Tiziano Tagliani, ma alla seconda bordata di Sgarbi sul progetto di Palazzo dei Diamanti la risposta è furente: «Io accetto, tutto o quasi nella polemica politica: una cosa solo giudico inaccettabile, l’attacco personale a chi non fa politica, ma solo, e bene, il proprio lavoro, guadagnando al mese quello che Vittorio spende dal parrucchiere, e che certo non ha i suoi mezzi per replicargli». Il riferimento è alla sferzata di Sgarbi a Maria Luisa Pacelli, rea per il critico di aver detto che il progetto va accantierato entro la fine del 2019, a rischio di perdere i finanziamenti. «Quando vinceremo le elezioni, la licenzierò – la frase di Sgarbi –, e l’intervento sarà bloccato».

Di qui la reazione di Tagliani: «Attaccare la Pacelli, che i direttori dei musei di tutto il mondo trattano con rispetto e ammirazione per la sua professionalità, tanto che più d’uno, per questa ragione, mi ha chiesto di poter collaborare con Ferrara Arte, è un gesto vile. Io peraltro so bene che a Vittorio del progetto dei Diamanti non interessa nulla, me lo ha detto di persona. Ma qualcuno gli ha chiesto di farne un tema della campagna elettorale, e lui da uomo ‘mediatico’ cavalca quella che è una grande bufala». Tagliani si addentra nella spiegazione: «Nessuno vuol ‘completare’ il palazzo rinascimentale, ma semplicemente sostituire il corridoio esterno, fatto di legno e stoffa ed esposto a vento e pioggia – prosegue il sindaco – con un percorso in vetro assolutamente rimovibile, e che non tocca neppure il palazzo. Del resto la galleria dei Diamanti, famosa in tutto il mondo, è l’unica nella quale ci si mette cappello e giacca a vento a metà della visita delle mostre».

Per Tagliani, dunque, le esternazioni di Sgarbi (e di riflesso le polemiche innescate da Italia Nostra) sono strumentali: «Come sa chi conosce il progetto, quella del completamento è una balla colossale. Per questo metteremo in mostra i bozzetti, già esposti lo scorso anno, anche in Municipio – anticipa il primo cittadino –. Tanto varrebbe, allora, chiudere bottega, andare per mostre a Bologna, Forlì o Padova assai meglio attrezzate e con generose fondazioni bancarie. Destinando magari il nostro palazzo agli arredi e alle suppellettili di casa Sgarbi: sono certo che arriveranno migliaia di persone anche dal Maine, a vederli».

La penna del sindaco s’intinge nel cianuro: «La mostra di Courbet sarà pure... provinciale – la replica al giudizio del critico –, ma in 60 giorni ha fatto più di 50mila visitatori, a beneficio dell’economia della città, che se fosse un po’ meno obbligata al servio encomio verso l’illustre concittadino, dovrebbe ergersi a paladina di questa operazione. Una delle poche realtà di Ferrara note nel mondo intero, tanto è vero che non c’è stata mostra nella quale Vittorio non abbia chiesto di poter accompagnare amici d’ogni sorta a vedere fuori orario le opere. Del resto il suo plauso incondizionato alla nostra mostra su De Chirico è la miglior dimostrazione che le uscite odierne sono genuine come l’oro del Giappone».