Vaccini anti Covid (foto di repertorio)
Vaccini anti Covid (foto di repertorio)

Ferrara, 23 giugno 2021 - "Abbiamo telefonato ai medici rianimatori, spiegando loro che un paio di pazienti avevano contratto, gravemente, la ’Vitt’, la rarissima sindrome post vaccino che induce trombosi. Abbiamo spiegato come instaurare la terapia e le persone, in pochi giorni, si sono salvate". Paolo Zamboni, direttore del centro di medicina vascolare dell’Azienda Ospedaliera Universitaria, spiega l’evoluzione dell’ìmportante studio – reso noto alcune settimane fa dal Resto del Carlino – che ha permesso di individuare la cosiddetta ’Vitt’ (sindrome che può essere indotta dalla vaccinazione, non solo con AstraZeneca): "Questo studio rappresenta un messaggio di grande rassicurazione per i timorosi e gli indecisi – afferma Zamboni –, ma quel che più conta siamo già passati dalla teoria alla pratica".

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Non solo salvando le prime vite umane, ma individuando sempre più precisamente i sintomi delle trombosi encefaliche post vaccino: "Dolori addominali fortissimi nella parte destra del corpo, tra il fegato e l’ombelico – spiega lo scienziato – e un mal di testa, diversissimo da quelli conosciuti, che non passa neppure con gli analgesici più pesanti". Di fronte a questi sintomi, con semplici analisi si può individuare l’insorgere della ’Vitt’ e curarla con farmaci di largo uso: "Tra l’altro gli eventuali effetti collaterali non insorgono in chi già soffre di particolari patologie, soggetto ad esempio a problemi vascolari o al diabete – prosegue Zamboni –. E’ capitato a persone sanissime. Perciò partiamo tutti alla pari, e vista anche l’incidenza dei casi non c’è alcuna ragione per temere il vaccino. O di cambiarlo in corsa". E cà spiega il fatto che fra i 3mila ferraresi vaccinati con AstraZeneca come prima dose, molti (potendolo ora fare) stanno chiedendo di continuare con lo stesso siero.

Se i due casi citati all’inizio non riguardano pazienti ferraresi (lo studio del pool di cui fa parte Zamboni è nato da episodi che si sono verificati al Sud), uno invece è recente, ed è avvenuto nell’ambulatorio di Cona: "Ho visitato una donna che ha avuto una trombosi venosa dopo il vaccino – spiega Zamboni –, aveva consultato almeno sei medici ed era decisamente preoccupata. Ma dopo i giusti esami, le ho dimostrato in modo incontrovertibile che non c’era alcuna relazione con il vaccino, è uscita dicendo: ’Farò il richiamo e lo dirò alle mie amiche’". Per Zamboni, perciò, questa è la via per fugare anche i timori riemersi dopo il secondo allarme su AstraZeneca: "La battaglia va condotta nelle strade – sorride il medico – ed è quella della conoscenza".