Ferrara, 10 marzo 2018 - «Del problema dei vaccini ho iniziato a pensare quando un mio collega mi disse: ‘Paolo, vogliono radiarmi dall’ordine’. Come? Mi sono domandato io, che quel medico stimavo da tempo. Io che per una vita ho insegnato i vaccini e la loro preziosa utilità nella storia». A parlare è Paolo Bellavite, medico specializzato in ematologia clinica e di laboratorio con perfezionamento in statistica sanitaria ed epidemiologia, autore di oltre 250 pubblicazioni e di ‘Vaccini sì, obblighi no’ (Edizioni Libreria Cortina di Verona), che Ferrara Libero Pensiero ha invitato a confrontarsi con la cittadinanza domani alle 16.30 alla libreria Ibs per un’iniziativa – come specificano gli organizzatori – «di cultura, di informazione e di discussione democratica», ma che il Comune di Ferrara reputa «affrontare un argomento di sicura importanza, ma secondo una prospettiva che non risulta compatibile con gli obiettivi che l'Amministrazione intende perseguire» come specifica il sindaco Tiziano Tagliani, che ha negato il patrocinio comunale per l'evento.

Bellavite, perché volevano radiare il suo collega?
«Era contro la vaccinazione di massa, a favore della vaccinazione individualizzata bambino per bambino, caso per caso. Pazzesco? Veritiero? Mi sono assunto moralmente l’impegno di studiare e da lì è partita la mia ricerca, prima raccolta in un dossier che ho sviluppato con la Regione Veneto per sostenere il ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge Lorenzin, poi nel libro, per renderne pubblici gli esiti».
E cosa ha scoperto?
«Il sottotitolo che ho voluto nel libro è: ‘Le vaccinazioni pediatriche tra evidenze scientifiche e diritti previsti nella costituzione italiana’, perché è da questo che dobbiamo partire per discutere quando si parla non di necessità ma dell’obbligatorietà o meno dei vaccini. Da docente ho insegnato per tutta la vita i meriti e l’utilità dei vaccini nella storia, non mi ero mai posto il problema che esistesse una problematica così drammatica. Quando ho iniziato a studiare nelle riviste scientifiche, mi sono reso conto che c’era un vuoto. I dubbi sui vaccini sono legittimi, ma non servivano leggi affrettate, serviva prima discuterne a fondo innanzitutto con le autorità sanitarie. La medicina continua a evolvere, la storia dei vaccini è indiscutibile, ma ora la collettività è esasperata senza averle dato informazioni corrette: i genitori tenderanno ora a dire vaccini no e obblighi no, mentre si doveva parlare di costi e benefici di un vaccino».
Ovvero?
«La mia ricerca parte da due capisaldi: il primo è se i vaccini siano utili alla collettività, oltre che all’individuo, il secondo è l’interpretazione dell’articolo 32 della Costituzione, che parla di imposizione necessaria sono se non provoca effetti gravi o duraturi. Ho dimostrato che otto vaccini imposti dalla legge non hanno queste caratteristiche. Penso per questo che una vaccinazione debba esserci, ma individualizzata, capendo caso per caso. Penso servisse qualche domanda in più, perché non c’era nessuna urgenza sanitaria. Ora però sarà molto difficile trovare un punto di unione sul tema».