di Gabriele Tassi La ghiaia del selciato crepita sotto le scarpe di Paolo (nome di fantasia, ndr) mentre cammina per raggiungere la moto. Sono da poco passate le 23,30, e il 17enne di Casale sta per tornare in Vallata, quando viene aggredito. "Picchiato ferocemente da un violento gruppo di coetanei". Un pestaggio in piena regola quello dello scorso 27 giugno, che era stato praticamente la replica dei fatti di qualche giorno prima nella zona fra l’antistadio e via Malsicura, negli spazi esterni all’autodromo. Per settimane si è cercato di dare un volto ai membri di quella che è stata definita la "baby-gang delle Acque", seppure, ad oggi, le forze dell’ordine escludano si tratti di una banda organizata....

di Gabriele Tassi

La ghiaia del selciato crepita sotto le scarpe di Paolo (nome di fantasia, ndr) mentre cammina per raggiungere la moto. Sono da poco passate le 23,30, e il 17enne di Casale sta per tornare in Vallata, quando viene aggredito. "Picchiato ferocemente da un violento gruppo di coetanei". Un pestaggio in piena regola quello dello scorso 27 giugno, che era stato praticamente la replica dei fatti di qualche giorno prima nella zona fra l’antistadio e via Malsicura, negli spazi esterni all’autodromo. Per settimane si è cercato di dare un volto ai membri di quella che è stata definita la "baby-gang delle Acque", seppure, ad oggi, le forze dell’ordine escludano si tratti di una banda organizata. Ieri - a identificarli - ci sono riusciti i carabinieri, che hanno denunciato dieci ragazzi per lesioni personali gravi in concorso. Il diciassettenne residente in Vallata, la sera dell’aggressione, era stato soccorso proprio dagli uomini dell’Arma, già presenti sul posto per sedare un’altra lite. Se l’era cavata con la rottura del setto nasale in seguito a una testata in pieno volto, diverse ecchimosi e contusioni, oltre a una prognosi di 21 giorni.

Proprio per questo motivo, dalla stazione dei carabinieri di Casale – in seguito alla testimonianza della vittima – era partita la denuncia d’ufficio a carico di ignoti. Ai nomi i militari ci sono arrivati a suon di testimonianze e di indagini sui social. Tante le notizie che erano trapelate in queste settimane: pare infatti che il branco di facesse chiamare ’Monu gang’ e avesse persino un profilo Instagram. Secondo le ricostruzioni, il gruppo, composto all’epoca dei fatti da 9 minorenni e un solo maggiorenne avrebbe incontrato Paolo e i suoi amici. Una volta scattato l’alterco, la vittima sarebbe stata colpita con la testata da un ragazzino di 16 anni, mentre un suo compare diciassettenne, sotto minaccia, avrebbe tenuto alla larga gli amici del giovane di Casale, per impedire loro di prendere le difese dell’amico in difficoltà.

Insomma, violenza gratuita, ostentata e persino per futili motivi, visto che la vittima prima di farsi prendere a testate aveva semplicemente detto di non avere "del fumo". Proprio questo alla base dell’aggressione, una semplice risposta negativa. Fortunatamente i carabinieri casalesi, in collaborazione con i colleghi dell’Arma di Imola e Sesto Imolese, hanno identificato i membri della gang. Sono in tutto 10 (9 minorenni all’epoca) gli elementi della banda denunciati, di cui 8 (tra cui una ragazzina di 17 anni) per aver partecipato ai fatti e per aver omesso con il loro comportamento l’interruzione dell’aggressione. Seguirà un’indagine per capire le responsabilità di questi ultimi, ovvero chi abbia effettivamente partecipato all’azione o solamente guardato e se l’episodio possa essere ricollegabile a quello di qualche giorno prima. La denuncia inoltrata alla procura dei minori permetterà di interrogare il membri della presunta ’Monu gang’ (tra i quali ci sono anche ragazzini con precedenti). Dovessero emergere delle responsabilità penali i violenti potranno essere messi ai lavori di pubblica utilità.

Da una parte c’è la grande soddisfazione per aver messo probabilmente un punto di fine alle violenze in quella parte della città, dall’altra ci sono le parole di un genitore preoccupato. "Sono grato ai carabinieri per quanto hanno fatto - commenta il padre della vittima – ma temo ancora per mio figlio, perché al momento i responsabili sono ancora liberi di uscire". Seppur con indagini, interrogatori e ora grosse responsabilità che gravano sul loro cammino.