Denis Mukwege, medico congolese Premio Nobel per la pace

Imola, 7 ottobre 2018 - «Anche oggi abbiamo portato, al Panzi Hospital a Bukavu, due donne violentate perché possano essere operate da Denis Mukwege», racconta Giorgia Cardelli. C’è moltissimo del nostro territorio, fra Bologna e Imola, dietro a questo medico congolese insignito del Nobel per la Pace (VIDEOche ha acceso un potente faro sulla violenza sessuale come arma di guerra. Medico di Bukavu, proprio nella sua città ha fondato, nel 1998, un ospedale per curarle. Divenendo così un esperto mondiale nella cura dei danni interni provocati da quello che non è uno stupro a sfondo sessuale, ma «una micidiale arma di guerra che mira a distruggere l’utero delle donne».

image

Come? Anche con «fucili o coltelli». Donne dai 4 ai 70 anni rapite e tenute come schiave sessuali fino al gesto estremo. Giorgia le ha incontrate, ha ascoltato i loro racconti. «Adesso che ci hai conosciuto non ti puoi dimenticare di noi», le hanno detto. «Il mondo – osserva Giorgia, volontaria dell’Oratorio e componente dell’onlus ‘Pace adesso’ – non le vuole guardare», ma il centro Kitumaini, sì. Il Nobel per la Pace passa per l’Oratorio di San Giacomo a Imola e il suo direttore, don Beppe Tagariello. 

La Provvidenza o se si vuole il caso, fa arrivare qui, vent’anni fa, un ingegnere congolese, Justin. Le maniche si rimboccano, le mani si aprono per chiedere aiuti perché «l’oceano è fatto di tante gocce». Gocce a forma di panettoni di Natale e uova di Pasqua o di donazioni». L’Oratorio vola in Africa, a Bukavu (FOTO). I mattoni del centro Kitumaini, guidato da Pierre Lokeka, vengono posati: scuola, acquedotti, bambini malnutriti, adozione a distanza per 120 bambini, micro-credito e le donne stuprate. Un centro in cui non troviamo italiani, ma congolesi. «Una rarità», precisa Leonardo Vignini, volontario. E sono loro a raccontare ai volontari di queste donne che vivono abbandonate «perché una donna che non può avere figli, in Africa, è inutile. Oltre ad essere considerata una prostituta, viene emarginata dalla famiglia e dal marito». Se poi si considera che «spesso sono le donne che mantengono la famiglia», ne consegue una «completa destabilizzazione del contesto sociale».

Il premio Nobel per la Pace, Denis Mukwege

L’Oratorio non può restare immobile. E tramite Pierre Lokeka scopre dell’esistenza dell’ospedale Panzi del futuro Nobel. Ma c’è un ma che si chiama denaro. Prima di fondare l’ospedale, «Mukwege, con una clinica mobile, si recava nei villaggi a curare questa donne». Una volta aperto il nosocomio, «impossibile per loro recarsi là: niente soldi per l’autobus». Dieci dollari: una cifra irraggiungibile. Un aiuto arriva dal senatore Giovanni Bersani, bolognese e fondatore del Cefa che, con una donazione, «salva le prime cento».

Da allora grazie ai volontari, a Pace adesso e alla Fondazione del Monte, le donne curate sono state migliaia. Ma non basta perché una volta dimesse queste donne non riescono più sottoporsi ai controlli. L’Oratorio di San Giacomo si muove: dal centro Kitumaini parte il dottor Tetè Kayembe M'Bowa che ha lavorato nell'ospedale di Panzi sotto la guida del premio Nobel.

Mukwege le opera, Tetè le cura. Ma non basta ancora. La sensibilità di Bersani e il fare dell’Oratorio-Kitumaini dà vita ad un’associazione di donne stuprate: le affianca nella loro rinascita. Dal supporto psicologico al micro-credito per avviare un’attività soprattutto agricola che le mantenga fino ai corsi di alfabetizzazione o professionalizzanti, occupandosi anche  dei figli nati dallo stupro e tentando una mediazione con le famiglie per un loro ’rientro’.  Perché «adesso che ci hai conosciuto non ti puoi dimenticare di noi».