Gli investigatori della Polizia in via Mameli il giorno successivo all’omicidioVincenzo Iorio
Gli investigatori della Polizia in via Mameli il giorno successivo all’omicidioVincenzo Iorio

Imola, 3 aprile 2020_per le indagini preliminari del tribunale di Bologna, Alberto Ziroldi, ha accolto la richiesta della difesa di Vincenzo Iorio, in carcere per l’omicidio del marocchino Mohamed Amine El Fatine, e ha disposto l’attenuazione della misura cautelare, disponendo gli arresti domiciliari. Iorio è già a casa, in città. Il tragico episodio avvenne la sera del 5 gennaio, in via Mameli, dove Iorio, al volante di un suv, investì e uccise il magrebino.
"Il mio assistito è un po’ più sereno – commenta il suo difensore Luca Sebastiani – ma è consapevole che lo attenderà un duro processo. Sono soddisfatto – prosegue il legale – perché il provvedimento del gip dà valore al lavoro fatto finora, si tratta di un buon punto di partenza su cui però non vogliamo adagiarci; da oggi ci concentreremo sul processo".


A spingere il gip a rivedere in parte la decisione dei primi di gennaio (custodia cautelare in carcere) potrebbe essere stato il fatto che le attuali esigenze cautelari possono essere tutelare anche agli arresti domiciliari, poi il difficile momento sanitario legato all’emergenza Coronavirus (è morto un detenuto malato di Covid-19), poi forse il comportamento tenuto da Iorio nell’immediatezza dei fatti (chiamò lui stesso i soccorsi e le forze dell’ordine) e la lontananza nel tempo dei suoi precedenti.


Iorio è in custodia cautelare per omicidio aggravato dalla premeditazione. La vicenda che ha portato alla morte El Fatine e in carcere Iorio si era snodata in città nei giorni immediatamente precedenti il 31 dicembre 2019 e la vigilia dell’Epifania. Sullo sfondo è stata evidenziata in prima istanza l’asserita rapina del cellulare del figlio di Iorio (oppure un semplice furto?) effettuata, secondo Iorio, proprio da El Fatine (rapina sempre contestata dalla difesa di Iorio). Poi compaiono le riferite, pesanti minacce del marocchino nei confronti del giovane, la lite in via Appia di fronte a un’osteria la sera del 3 gennaio (litigio tanto violento da causare la rottura di una fioriera) e infine il tragico epilogo la sera del 5 gennaio, con l’investimento mortale di El Fatine (che Iorio stava cercando) nella stretta via Mameli. Il tutto mentre in Vincenzo Iorio, come sottolineato dalla difesa dell’arrestato, crescevano l’esasperazione e l’apprensione per la sorte del figlio minacciato.


L’inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore Anna Cecilia Maria Sessa; la difesa aveva nominato propri consulenti il professor ingegner Mattia Strangi e il medico legale Elia Del Borrello.
Maurizio Marabini