Il Comune non fa ricorso, ma deve pagare il lavoro svolto dall’ufficio legale

Imola, 7 giugno 2018 – L’annunciata azione legale del Comune contro Atersir per le cifre che l’amministrazione ritiene di aver pagato ingiustamente negli ultimi anni in materia di gestione del ‘rusco’? Non c’è mai stata. La battaglia che un anno fa, giusto di questi tempi, la Giunta sembrava pronta a intraprendere nei confronti dell’Agenzia territoriale dell’Emilia Romagna per i servizi idrici e rifiuti, infatti, neanche è iniziata. E lo si scopre oggi (mentre altri Comuni come per esempio Castel Guelfo le vie giudiziarie le hanno imboccate sul serio) che lo studio legale al quale l’amministrazione si era rivolta chiede di essere pagato per il lavoro comunque svolto nei mesi scorsi.

Piccolo passo indietro. Nove giugno 2017: mentre la città si prepara ad accogliere il popolo dei Guns N’ Roses, in programma all’indomani, il Comune annuncia di voler di ricorrere al Tar contro l’Agenzia territoriale dell’Emilia-Romagna per i servizi idrici e rifiuti. Contestando il divario tra i costi indicati nei prospetti e i rendiconti ricevuti fino a quel momento in materia di Tari, l’amministrazione decide infatti di opporsi formalmente alla delibera con la quale, a marzo dello scorso anno, il Consiglio d’ambito di Atersir aveva dato il via libera al nuovo Piano economico finanziario.

In pratica, dopo che per almeno un paio d’anni le opposizioni a Imola come nel resto del circondario avevano battuto pesantemente su questo tasto, la Giunta si convince di aver pagato troppo (e di conseguenza aver chiesto troppo ai cittadini) per la Tassa sui rifiuti nel periodo che va dal 2013 al 2016. Quanto? Un anno fa, quando il consuntivo per il 2016 ancora non c’era, si parlava di un milione e 157mila euro. Così suddivisi: 448.316 euro per il 2013, 358.941 euro per il 2014 e 350.207 euro per il 2015.

«Il ricorso è un atto dovuto –assicurano all’epoca dal Comune –. A tutela dei nostri cittadini, che è giusto che paghino per il servizio di gestione dei rifiuti urbani nella misura dei costi realmente sostenuti da Hera». Dopo aver messo in conto una spesa di oltre 37mila euro, ci si affida a un legale specializzato in materia, che però l’11 giugno («a seguito dell’esame degli atti amministrativi e di alcune valutazioni puntuali», si legge oggi nei documenti ufficiali relativi alla questione) suggerisce all’amministrazione di rinunciare al ricorso al Tar «riservandosi di individuare ulteriori soluzioni per la migliore tutela degli interessi del Comune». Così, all’indomani, l’ente di piazza Matteotti decide per il dietrofront.

Tutto finito? Non proprio. Detto che dai documenti ufficiali non è al momento possibile sapere se e quanto di quel famoso milione e passa di euro sia stato recuperato, l’avvocato del Comune a maggio di quest’anno ha presentato il (parziale) conto «in relazione alla complessa vicenda». E visto che, nonostante il mancato ricorso al Tar, l’amministrazione «si è tuttavia concretamente avvalsa dell’assistenza legale» dello studio in questione «in tema di recupero delle somme versate in sovracopertura del servizio gestione rifiuti urbani dal 2013 in poi», ora dalle casse comunali dovranno comunque uscire poco meno di 9.500 euro.