Imola, 7 aprile 2018 - «Ogni sua canzone è una sfaccettatura della mia vita». Parola di un… Gallo con la sindrome di Peter Pan. Svolazzante, sorridente, seduttivo. Vortice di note e di idee. E’ Claudio Golinelli, detto appunto il “Gallo”, bassista ufficiale di Vasco, ad annunciare l’immortalità (o quasi) del cantautore-icona con cui s’appresta a fare il 37° tour. Spiegandola col fatto che un album tira l’altro, esibizioni live, aneddoti e sensazioni che gli vibrano dentro dal giorno in cui l’ha conosciuto. Emozioni annunciate di quello che sarà il “Vascononstop Live 2018”, l’ultrabook dell’imprevisto mixato alle pièce più amate dagli italiani. Il tour vero e proprio comincia l’l e il 2 giugno a Torino, ma a monte ci sono dieci giorni di prove.

Claudio, come ha conosciuto quello che sarebbe diventato lo stratosferico “Blasco”?

«Correva l’anno ’79 quando, durante un mio live al Picchio Rosso di Modena, una sera t’incontro Vasco accompagnato da Guido Elmi. Non sapevo nemmeno chi fosse, spartivo l’esistenza in Germania con la grandiosa Gianna Nannini, un Vasco in gonnella. Comincio un assolo imbracciando una chitarra, il pubblico applaude e lo fa pure la coppia suddetta. Che mia moglie già conosceva per via di Albachiara. L’indomani Elmi c’invita alla Fonoprint per proporci di mettere nel nostro assolo “Siamo solo noi”. Detto e fatto. Vasco e Guido si dichiararono entusiasti».

Poi cos’è successo?

«Con Gianna stavamo conquistando la Germania con Fotoromanza. Un bel giorno Vasco mi chiama e mi chiede di raggiungerlo in Italia per una serie di progetti. Accettai, ero stanco di mangiare crauti. Gianna, pensai, è tanto brava che può cavarsela da sola».

Come reagì la rocker?

«Non mi salutò per cinque anni. Così cominciai a provare con Vasco che abitava a Casalecchio. Da allora nacque quell’amore incredibile che ancora sento per lui».

La storia delle quasi quaranta tournée quando è partita?

«A metà ’84, ma i dischi già li facevamo, dal vivo. Un’esperienza che ho vissuto anche con Celentano. Sensazioni forti come quando ho suonato davanti a Woytila e a Lourdes».

C’è gente che dice, “il Komandante è di quelli bravi, però a scrivergli le canzoni sono altri”. Lui stesso ammise che le più belle le aveva griffate Tullio Ferro”…

«Ma intanto i testi sono i suoi, roba immortale. Vita Spericolata, Siamo solo noi, Sally, Portatemi Dio, chi s’inventa cose tanto preziose? Io ho 69 anni e lui 66, entrambi stavamo per renderla. Ho lottato contro un tumore e lui mi ha aiutato a farcela cantando Vivere. Come ho ricambiato? Regalandogli i miei giri di basso e qualche bell’idea».

Chi lo interpreta meglio?

«Mia Martini in Dillo alla luna mi ha impressionato».

Ne azzardi un dietro le quinte.

«È come lo vedi fuori. Al Modena Park di luglio scorso, davanti a 225mila persone, io suono di continuo, col batterista. Arriva una fan e mi fa: “Ricordati che è tutto sulle tue spalle”. Guai se sbaglio una nota, ho pensato. Ho smesso dopo quattro ore, col sorriso e un commovente abbraccio di Blasco».

Che ne è della Gallo Team, la sua band “pazzesca?

«Facciamo dei pezzi di Vasco, ma non da cover. Abbiamo inciso due dischi, vogliamo farne altri due».

Quando smetterà di suonare?

«E’ quattro anni che sono in pensione. L’ho detto a Vasco. E lui mi ha risposto: “Dai, vieni fuori con me sul palco”. I miei primi fan? Mia moglie Monia Donatini e nostra figlia Sophia, bellissima, che non sa niente di musica. Con cui vivo in centro a Imola».