Giaciglio in un ex deposito (foto Calavita)
Giaciglio in un ex deposito (foto Calavita)

Macerata, 16 aprile 2018 – Coperte e vestiti appesi, dentro una piccola cabina: è il rifugio dei senzatetto, a due passi dalla stazione dei treni. La mattina, quando si alzano, sistemano gli indumenti e le coperte. Un covo di pochi metri quadrati, dove alloggiano stranieri che non sanno dove trovare riparo. Tornano i bivacchi alla stazione, dopo che già l’area era stata usata da profughi un paio di anni fa, soprattutto pakistani, che erano arrivati in massa a chiedere asilo all’ufficio immigrazione a Macerata.

E adesso è il turno di altri stranieri: la minuscola cabina l’altra mattina ospitava un paio di persone. Il portoncino in ferro della struttura resta sempre aperto. Non solo bivacchi, però, ma anche siringhe. E chi lavora alla stazione segnala che lì dietro si mettono spesso anche tossicodipendenti, tanto che sono state trovate più volte diverse siringhe. Non è certo il primo caso di accampamenti improvvisati nell’area della stazione.

«In passato – spiega un lavoratore, che quotidianamente da anni osserva la situazione – dormivano addirittura dentro la sala d’attesa con le coperte e se ne andavano solo quando, intorno alle 10.30 o alle 11, arrivava la vigilanza. Questo accadeva quando c’è stata in città l’ondata dei pakistani». Gli arrivi dei cosiddetti profughi extrasbarchi (cioè non compresi negli invii ministeriali) erano iniziati intorno alla metà di agosto 2015 e erano andati avanti fino al gennaio successivo, per un totale di circa 800 migranti, tutti pakistani, venuti a Macerata autonomamente, a piedi o col treno, per chiedere asilo a Macerata.

Alla stazione poi la situazione non era delle migliori anche a causa di giri sospetti e gran via vai di presunti spacciatori. Dopo i fatti di Pamela e Traini, i controlli, anche alla stazione, erano stati potenziati. «In alcuni casi gli stranieri erano anche aggressivi – prosegue il lavoratore –, ricordo un episodio a fine febbraio in cui c’è stato un alterco tra un presunto spacciatore e un agente dell’unità cinofila. Il cane era andato ad annusarlo. L’africano ha cominciato a protestare che lo aveva toccato e ha minacciato di chiamare l’avvocato. Ora che, finite le elezioni, si è allentata la morsa dei controlli, sono aumentati i giri di nigeriani che si spostano in treno, diretti verso Civitanova o Tolentino, ma sono per lo più mendicanti che vanno a sistemarsi davanti ai supermercati per chiedere l’elemosina».

E intanto resta irrisolto il problema di chi dorme in stazione. Ieri mattina, «verso le 7.30 – riferisce il lavoratore – c’era un uomo, credo indiano o pakistano, che dormiva seduto in sala d’attesa, con la testa appoggiata alla colonna, uno sbandato dall’aspetto. Di certo non è una scena inusuale».

Chiara Gabrielli