L’attrice Elena Bucci porterà in scena il musical «Nella lingua e nella spada»
L’attrice Elena Bucci porterà in scena il musical «Nella lingua e nella spada»
di Pierfrancesco Giannangeli Premio Ubu e premio Eleonora Duse nel 2016, premio Hystrio-Anct l’anno successivo, Elena Bucci, cresciuta alla straordinaria scuola di Leo De Berardinis, è una delle più intense attrici del nostro teatro. Col progetto di musical teatrale "Nella lingua e nella spada", che registrerà al teatro Lauro Rossi la settimana prossima e sarà trasmesso in streaming domenica 14 febbraio alle 21.15 nell’ambito della seconda parte di "Amato teatro a casa tua", l’attrice affronta due storie di libertà, che si intrecciano fino a diventare una, pagata a caro prezzo. In scena il pezzo di vita, dai profondissimi significati, che Alekos Panagulis e Oriana...

di Pierfrancesco Giannangeli

Premio Ubu e premio Eleonora Duse nel 2016, premio Hystrio-Anct l’anno successivo, Elena Bucci, cresciuta alla straordinaria scuola di Leo De Berardinis, è una delle più intense attrici del nostro teatro. Col progetto di musical teatrale "Nella lingua e nella spada", che registrerà al teatro Lauro Rossi la settimana prossima e sarà trasmesso in streaming domenica 14 febbraio alle 21.15 nell’ambito della seconda parte di "Amato teatro a casa tua", l’attrice affronta due storie di libertà, che si intrecciano fino a diventare una, pagata a caro prezzo. In scena il pezzo di vita, dai profondissimi significati, che Alekos Panagulis e Oriana Fallaci hanno trascorso insieme. Uno dei tanti progetti che l’attrice ha ripreso poi in mano in questi mesi complicati. Elena Bucci, come sono stati i suoi lockdown?

"Personalmente, ho lavorato come una pazza. Appena c’è stata la chiusura, immediatamente ha preso slancio la mia attività di scrittura, che ha inteso raccontare l’arte, chi la fa dal vivo e le reazioni degli amici che la osservano. Ho voluto recuperare ciò che è stato fatto a livello aneddotico, il lavoro dei fatti, attraverso il racconto colorito che ha avuto la funzione tra ‘800 e ‘900. Tutto ciò è diventato un sito collegato a quello della nostra compagnia, Le Belle Bandiere, e si chiama ‘Archivio Vivo’". E come attrice?

"Ho fatto molte considerazioni sul fallimento di un sistema che ha accantonato e dimenticato le arti. Però tutto questo per me è stato fonte di grande relazioni. Ho continuano fino a dicembre con un video su Emily Dickinson. In estate, invece, ho girato un po’ tutta l’Italia riprendendo i miei lavori su Shakespeare e quello, appunto, su Fallaci e Panagulis, oltre a un altro, che mi ha molto divertita, sul mondo poetico di Federico Fellini e Tonino Guerra. Poi, fino ai giorni scorsi, sono stata impegnata con un progetto che è tratto dagli scritti di David Grossman". Come è nato il lavoro che presenta a Macerata?

"Per il Ravenna Festival mi avevano chiesto qualcosa che aveva a che fare con la Grecia. Non quella antica, ma quella contemporanea. Ho cominciato a riflettere su un tema, che cosa significhi il prezzo della libertà, il prezzo della solitudine al quale ti condannano le società quando sei troppo libero e cerchi la verità. Ho ripensato al viaggio che ho fatto in Grecia dopo la maturità con un’amica, da sole, e al libro che avevo portato con me, "Un uomo" di Oriana Fallaci, una riflessione sulla solitudine terribile di chi non vuol essere eroe, ma cerca solo libertà e verità. Una ricerca che Panagulis ha pagato con la morte e una grande giornalista come Oriana Fallaci anche con l’ostracismo". Una storia che lei, nel monologo prodotto da Ravenna Teatro e Napoli Teatro Festival, ha tradotto in una riscrittura totale.

"Sono parole fatte per essere agite, diventate parte della memoria. È una cosa che amo molto, tutte le volte che lo faccio mi dà grande soddisfazione. Il pubblico vuole sentire queste storie di persone, che hanno voluto seguire la loro strada, la loro visione, anche a costo di un prezzo altissimo. Ora è un bellissimo tentativo di fare incontrare il teatro e il video, che spero si traduca in un’attenzione maggiore al racconto del presente. In modo tale che le persone non siano più spaventate dal teatro, un luogo non elitario, bensì vivo e necessario, e oggi più che mai".