Lorenzo Germani Persichini (Foto Gentili)
Lorenzo Germani Persichini (Foto Gentili)

Monte San Giusto (Macerata), 24 agosto 2019 - Applausi e lacrime, palloncini bianchi in volo e una croce di legno, firmata dai ragazzi del camposcuola, a cui Lorenzo aveva partecipato. «Una folla che parla da sola», ha esordito il parroco all’inizio della cerimonia funebre per Lorenzo Germani Persichini, ragazzo di Monte San Giusto che avrebbe compiuto 20 anni a dicembre. Se n’è andato mercoledì all’istituto di riabilitazione Santo Stefano, dopo due anni di coma da quel tragico incidente avvenuto a Riccione nella notte tra il 4 e il 5 agosto 2017, durante una vacanza tra amici.

Era precipitato dal balcone dell’hotel in cui alloggiava mentre cercava di rientrare in camera. Ieri Monte San Giusto si è come fermata per dargli l’ultimo saluto. C’erano tantissime persone, di tutte le età, nella chiesa della casa di riposo e sul piazzale.

Vicino, uno striscione con su scritto: «Ciao Lollo! Ad un passo, divisi soltanto da un cielo stellato». Don Mario Follega e don Bruno Marconi, parroco del paese, hanno presieduto la messa. «I ragazzi hanno chiesto parole di speranza e misericordia – ha detto il primo –. Perché Lorenzo era generoso con tutti, sia con gli amici che con le persone che vedeva per la prima volta. Io me lo ricordo al camposcuola, come si rivolgeva e giocava con i bambini». Ha spiegato che la sua, in ospedale, è stata una Passione, come quella di Gesù, che partecipa a questo dolore». «La vita non si ferma e non è tutta dentro questa bara – ha affermato –. È eterna e dobbiamo avere fede: ora viene accolto in cielo dai suoi genitori».

Lorenzo, studente dell’Ipsia di Corridonia, fino a 17 anni ha vissuto a Monte San Giusto con la nonna materna Marisa e il fratello Matteo, 21enne; aveva perso il papà in un incidente stradale quando era piccolo e poco dopo la mamma, a causa di un male. «Mi hai insegnato che la famiglia non è fatta solo di legami di sangue – ha detto rivolgendosi direttamente a Lorenzo, alla fine della cerimonia, una sua amica –. Noi eravamo una grande famiglia. Grazie per avermi insegnato ad amare. I tuoi occhi buoni e il tuo sorriso riempivano la stanza, ovunque si trovassero. Grazie per avermi insegnato a crescere». Un’altra ragazza l’ha chiamato con il suo soprannome, «Pisolo». «Grazie per averci insegnato a sorridere durante la tempesta», e ha ricordato qualche aneddoto, come quando diceva che la scuola non faceva per lui. Sapeva far ridere e sorridere gli altri, malgrado i dolori vissuti in 17 anni. Il feretro è stato accolto da un lungo applauso e poi un lungo corteo, guidato dalla croce, lo ha accompagnato fino al camposanto.