Macerata, 20 ottobre 2016 - «Chiedo agli inquirenti di operare con coscienza, come se Mithun fosse il loro figlio. Noi come familiari vorremmo solo conoscere la verità in modo che si possa trovare un po’ di pace ed elaborare il nostro lutto. Ma dare una spiegazione come è stato fatto fino ad ora, in cui si dice che era ubriaco e quindi si è ammazzato, mi sembra a dir poco riduttivo». È l’appello accorato di Lorena Poddine, la mamma di Mithun Rossetti, lo studente universitario di Treia trovato impiccato in una villa di Porto Sant’Elpidio il pomeriggio del 7 agosto.

La donna chiede al sostituto procuratore di Fermo, Nadia Caruso, di approfondire le indagini, prima di archiviare il caso come un suicidio. Per lei ci sono troppe cose che non tornano. Una di queste è quella che riguarda le ore che hanno preceduto la morte del ragazzo. I legali delle famiglia, l’avvocato Federico Valori e Oberdan Pantano, hanno rinvenuto le tracce dell’attività del cellulare registrate nel pc dello studente, collegato al telefonino. Quello stesso telefonino che non è stato mai trovato e che Mithun non aveva più con sé al momento del decesso. Il cellulare risulta essere stato usato alle 5,22 e alle 6,52 di quel giorno, per cercare alcuni indirizzi in provincia di Macerata. In quel lasso di tempo, però, il giovane è stato visto completamente nudo da un uomo del posto, al quale si era rivolto per chiedere aiuto, sostenendo di essere stato violentato. Lo stesso uomo che gli aveva dato dei calzoncini per coprirsi. Calzoncini che sono poi scomparsi. Al momento del ritrovamento del cadavere, infatti, Mithun indossava una tuta da lavoro.

Sulla morte dello studente è scesa in campo anche l’associazione «Io No», che sostiene le famiglie delle vittime di violenze. L’associazione oltre ad aver dato mandato ai suoi legali di occuparsi del caso, ha messo a disposizione il consulente investigativo Nicola Cipriani. Intanto è spuntata anche una lettera scritta dal Andrea Piermartiri, il tutor universitario di Mithun e indirizzata a Patrika, la sorella del ragazzo. «Sarei stato suo correlatore nel lavoro di tesi – scrive Piermartiri – e sono anch’io restato spiazzato dalla notizia: è tutto senza senso. L’ipotesi che possa aver compiuto quel gesto di sua spontanea volontà è del tutto assurda. Ho parlato magari non molto, ma ho parlato con lui negli ultimi tempi: mi chiedeva di ottobre (quando si sarebbe laureato) e gli avevo offerto di ospitarlo, se ci fosse stato bisogno, per gli ultimi dettagli. Se può valere qualcosa, giusto martedì pomeriggio (due giorni dopo il rinvenimento del cadavere, ndr), avremmo dovuto vederci tutti assieme con il team di sviluppo e sabato (la notte in cui si sarebbe suicidato) mi ha prontamente confermato che sarebbe venuto a Camerino».

Sono tante dunque le perplessità. Un giovane brillante, solare e sereno, perché avrebbe dovuto compiere quel gesto estremo?

Fabio Castori