di Asterio Tubaldi Funerali, ieri mattina, per Iolanda Staffolani, l’86enne recanatese deceduta per Covid all’ospedale di Macerata. Una cerimonia che ha riportato indietro le lancette dell’orologio di qualche mese, quando era impossibile per i familiari accostarsi alla bara e seguire il feretro del proprio caro nel suo cammino verso il camposanto. Ma oltre al dolore per la perdita della sfortunata donna, che ha trascorso gli ultimi giorni della sua vita...

di Asterio Tubaldi

Funerali, ieri mattina, per Iolanda Staffolani, l’86enne recanatese deceduta per Covid all’ospedale di Macerata. Una cerimonia che ha riportato indietro le lancette dell’orologio di qualche mese, quando era impossibile per i familiari accostarsi alla bara e seguire il feretro del proprio caro nel suo cammino verso il camposanto. Ma oltre al dolore per la perdita della sfortunata donna, che ha trascorso gli ultimi giorni della sua vita fra un reparto e l’altro dell’ospedale di Macerata, prima di chiudere definitivamente gli occhi, vittima del Coronavirus, affiora in queste ore anche la rabbia dei familiari su come la loro parente sia stata gestita nella casa di riposo sino a subire il contagio dopo ben due mesi che la struttura era stata chiusa al pubblico. Come è possibile che sia avvenuto tutto questo? Sospettano che all’origine di ciò ci sia stata poca cura ed attenzione nei confronti dei ricoverati perché, dicono i familiari, non si comprende come mai, dopo che era risultata sempre negativa ai tamponi e dopo due mesi che la struttura era chiusa agli esterni, improvvisamente a maggio la donna diventa positiva al virus. E, soprattutto, perché, dopo aver contratto il virus nella casa di riposo, costringendola al ricovero ospedaliero, l’amministrazione dell’ente ha chiesto che venga pagata la retta per la conservazione del suo posto nella struttura, applicando una tariffa giornaliera di circa 22 euro, per i giorni di ricovero ospedaliero? Questo, dicono i familiari di Iolanda, rende ancor più dolorosa la perdita del loro caro perché di fronte a circostanze così drammatiche non si avverte neppure, da parte dell’ente, la necessità di un’assunzione di responsabilità di ciò che è accaduto. "Invece, ci presentano il conto per aver tenuto prenotato il posto che avrebbe di nuovo occupato se fosse uscita dalla malattia e avesse fatto rientro nella struttura". Giacomo Camilletti, presidente della Fondazione Ircer, che gestisce la casa di riposo, comprende pienamente il dolore dei familiari della donna e, quanto alla pretesa dell’ente di richiedere il pagamento per il mantenimento del posto per l’anziana ospite, si rende disponibile ad incontrare i suoi familiari per ascoltare le loro ragioni e valutare insieme una soluzione. "Da parte mia c’è la massima disponibilità".