Macerata, segregata in casa (foto di repertorio Newpress)
Macerata, segregata in casa (foto di repertorio Newpress)

Macerata, 11 maggio 2019 - Massacrata di botte, segregata in casa, costretta a mangiare contro voglia e a non farsi più di una doccia a settimana. Un uomo ha fatto subire ogni genere di vessazioni alla sua compagna, arrivando a minacciarla in maniera orribile: «Farai la fine di Pamela». Per questo è stato condannato a due anni e mezzo di reclusione un 30enne, ancora detenuto per la violenta aggressione del marzo 2018, arrivata al culmine di due anni di violenze. La storia finita ieri in tribunale a Macerata era emersa dopo le disperate richieste di aiuto arrivate nel tardo pomeriggio da una via del centro, il 18 marzo dell’anno scorso. Passanti e residenti segnalarono una donna terrorizzata, che tentava di sottrarsi alla furia del compagno.

La polizia arrivò e trovò una trentenne originaria di Jesi, che raccontò cosa stava accadendo, e cosa stava vivendo ormai da anni. Il compagno la stava torturando dall’agosto 2016, quando i due avevano avviato una storia a Jesi. Dopo le prime violenze, la donna lo aveva denunciato ed era stata assistita. Ma in seguito i due avevano ricominciato a vedersi ed erano venuti a vivere a Macerata, dove però purtroppo le violenze erano peggiorate tra minacce, insulti e botte. Gelosissimo, l’uomo aveva preteso che lei lasciasse il lavoro e che uscisse solo con lui.

Quando lui non era in casa, la chiudeva a chiave nell’appartamento. Le aveva imposto di vendere i cellulari, per evitare che contattasse i genitori. Quando lei aveva ottenuto l’indennità di disoccupazione, era stato lui a prendere i soldi e gestirli, spendendoli anche per le sue spese voluttuarie, come la palestra. La costringeva a mangiare più di quanto lei volesse per farla ingrassare, e le imponeva norme rigide anche sull’igiene: al massimo una doccia a settimana. Con qualsiasi pretesto la picchiava, nei casi più gravi anche in modo molto violento: una gomitata all’orecchio, pugni in faccia fino a romperle il naso e farle cadere un dente. Il 18 marzo del 2018, visto che lei era molto raffreddata, lui aveva iniziato a dirle che era strana e a prenderla a schiaffi e pugni. Poi era uscito, e al suo rientro l’aveva picchiata di nuovo. La sera lei lo aveva convinto a uscire insieme per calmarsi, ma lui l’aveva schiaffeggiata colpendola a un occhio: «Devo prendere provvedimenti, tu farai la fine di Pamela».

Lei però era scappata e aveva chiesto ad alcune ragazze, che avevano chiamato la polizia. Al pronto soccorso, la jesina aveva avuto una prognosi di un mese per le fratture al volto. E l''uomo era stato arrestato per maltrattamenti in famiglia e lesioni. Ieri per lui, difeso dall’avvocato Felice Franchi, si è chiuso il processo. Il pm Francesca D’Arienzo ha riepilogato la gravità dei comportamenti messi in atto dall’imputato, e ha chiesto per lui la condanna a quattro anni e otto mesi, anche perché il trentenne era recidivo. Il giudice Francesca Preziosi gli ha inflitto la pena di due anni e mezzo di carcere. Per ora l’uomo resta a Montacuto.