I carabinieri venerdì sera a Monte San Giusto (foto Calavita)
I carabinieri venerdì sera a Monte San Giusto (foto Calavita)

Macerata, 27 febbraio 2017 – È Klodjan Hysa l’albanese rimasto ferito venerdì sera a Monte San Giusto. Lo ha riconosciuto ieri mattina il padre, arrivato appositamente dall’Albania all’ospedale di Macerata, accompagnato dalla fidanzata del ferito, che abita a San Benedetto, e dall’avvocato Maurizio Cacaci. Il genitore si è informato sulle condizioni del figlio, che sono disperate: nella sua testa è incastrato un proiettile calibro 9 parabellum, e intervenire per toglierlo è impossibile. E non si dà pace: "E' un bravo ragazzo", assicura (guarda le foto dei parenti).

L’uomo è in rianimazione, in coma profondo, ventilato meccanicamente. Ha una fidanzata che vive a San Benedetto, che ora è disperata. All’ultimo esame encefalografico, ieri mattina, è risultata una minima attività, che però è meccanica e dunque non può lasciar sperare in una ripresa: secondo i medici per lui non ci sono chance. La prassi dunque ora prevede che ogni 24 ore sia sottoposto all’encefalogramma, fino a quando risulterà una qualche attività elettrica. Quando l’esame evidenzierà il silenzio elettrico, scatterà la procedura per la dichiarazione della morte cerebrale: sarà nominata una commissione, e al termine di una osservazione di sei ore si procederà a staccare le macchine che ora lo tengono in vita.

L’albanese, di 35 anni, è irregolare in Italia e non aveva occupazione; noto con diversi alias, aveva già dei precedenti per furto. L’ipotesi dei carabinieri e del sostituto procuratore Enrico Riccioni, che indaga sui fatti di venerdì, è che Hysa fosse arrivato a Monte San Giusto sull’auto rubata a Termi assieme ad alcuni complici, con il progetto di mettere a segno una serie di furti in appartamento; si tratterebbe di una delle bande che scassinano porte e finestre per arraffare gioielli e contanti.

Ma venerdì sera i colpi sono stati scoperti e i carabinieri, scattati per i controlli, hanno trovato in via Don Minzoni l’auto rubata, alla quale poi è arrivato Hysa. Le tracce sull’asfalto e le testimonianze di chi ha sentito lo stridere delle gomme sull’asfalto prima dello sparo combaciano con la versione data dall’appuntato: l’albanese avrebbe puntato l’auto contro i militari che gli stavano intimando l’alt e sarebbe partito a razzo. Per spostarsi di corsa, strattonato anche dal collega che era con lui, il militare avrebbe perso l’equilibrio e inavvertitamente gli sarebbe partito un colpo: il proiettile avrebbe attraversato il montante dell’auto e centrato il conducente alla testa.

Determinante dunque sarà la perizia balistica, che l’avvocato Sandro Evangelisti consegnerà a breve – potrebbe entro la settimana – alla procura. Poi l’appuntato sarà sentito per un interrogatorio formale dal sostituto procuratore Riccioni. L’accusa per lui – per il momento – è quella di lesioni colpose gravissime connesse con l’eccesso di legittima difesa; se l’albanese dovesse morire, diventerà omicidio colposo. Il militare però è sicuro di essersi trovato in condizioni di pericolo per la sua vita, e di non aver voluto sparare.