Tolentino ( 3 luglio 2017 -  L’Iindustria 4.0 sarà la regina della tavola rotonda organizzata da Qn – Il Resto del Carlino e Bper, Banca popolare dell’Emilia Romagna, in collaborazione con Confindustria Macerata, in programma oggi alle 16.30 al Politeama di Tolentino. L’incontro, moderato da Lorenzo Moroni, caposervizio responsabile della redazione del Carlino di Macerata, si intitola «Creare valore per il territorio. Banca e impresa 4.0: nuovi scenari di business».

Dopo l’introduzione di Francesco Casale, consigliere d’amministrazione Opendorse dell’Università di Camerino, interverrà il direttore generale di Bper, Fabrizio Togni, che parlerà del ruolo della banca verso le imprese del territorio. Si alterneranno poi Gianluca Pesarini, presidente di Confindustria Macerata e di Vismap, Maurizio Croceri, amministratore unico di Eastlab e Ad Eli srl, Domenico Guzzini, presidente di Fratelli Guzzini spa, Federico Maccari, amministratore de La Pasta di Camerino Entroterra, Nando Ottavi, presidente di Nuova Simonelli, Sandro Parcaroli, amministratore unico Med Computer. Parteciperanno imprenditori e autorità locali e regionali. Infine, dalle 18, ci sarà un cocktail a buffet. 

 

Sarà il direttore generale di Bper Banca, Fabrizio Togni, a entrare nel vivo della tavola rotonda «Creare valore per il territorio. Banca e impresa 4.0: nuovi scenari di business», parlando delle nuove strategie nell’era della digitalizzazione.

Si parla molto di industria 4.0 come scelta obbligata per il futuro del manifatturiero. E intanto anche il settore bancario affronta al suo interno il tema della rivoluzione digitale. Cosa può fare, dunque, una banca per sostenere le aziende che vogliono innovare?

«L’innovazione è diventata uno degli elementi determinanti nelle scelte di erogazione del credito. Innovazione non solo in tecnologia e nei processi produttivi, ma anche nella sensibilità di comprendere le esigenze dei clienti. Ecco perché nel mondo bancario, mentre si diffonde sempre più il supporto alla clientela attraverso i canali diretti e i contact center, è in atto sul fronte imprese una revisione profonda dei servizi offerti. La nostra banca, in particolare, punta molto sull’advisoring, una consulenza qualificata che riguarda aspetti diversi: dai servizi tipicamente finanziari al sostegno all’internazionalizzazione, dalle attività di risparmio energetico al supporto per accedere alle varie opportunità di finanziamento oggi disponibili».

Che ruolo può svolgere la banca per far ripartire un sistema produttivo duramente colpito dal sisma? Il vostro istituto ha già vissuto questa esperienza in Abruzzo e in Emilia.

«Siamo stati la banca di riferimento durante il terremoto sia all’Aquila sia in Emilia. Nel Centro Italia non siamo la prima banca, pur essendo comunque molto presenti. L’Emilia può essere presa ad esempio, visto come hanno reagito le aziende, soprattutto di media dimensione: usando strumenti come la copertura assicurativa e il leasing immobiliare, si sono rialzate senza aspettare l’intervento del governo. La situazione qui è più simile a quella che visse L’Aquila. La banca può cercare di compensare il ritardo temporale dell’ente pubblico (che comunque dovrebbe snellire la burocrazia) in due modi. Nella prima fase dell’emergenza con finanziamenti a tasso zero per permettere ai clienti di affrontare le spese immediate; nella seconda con anticipazioni per gli interventi successivi, sempre a tassi molto contenuti».

I segnali di ripresa si sono consolidati nei primi mesi dell’anno? Le Marche potranno colmare il ritardo nei confronti delle aree del Paese in cui si corre di più?

«Segnali incoraggianti ci sono, il trend è in crescita. Mi auguro che ci sia la possibilità di chiudere il 2017 con un incremento utile a colmare, almeno in parte, il gap con il Nord Italia».

Liquidità abbondante e tassi ai minimi termini: nonostante questo, la domanda per investimenti produttivi resta piuttosto debole. Perché?

«In qualche settore la vecchia capacità produttiva ante 2008 (ovvero prima della crisi), non si è ancora saturata, per cui si fanno investimenti più di miglioramento che sostanziali. Inoltre cresce la tendenza all’autofinanziamento nelle imprese. Ecco perché la domanda di finanziamenti non è molto vivace».

In questa regione le situazioni di criticità riguardanti un importante Istituto hanno pesato molto su imprese e famiglie. Ma al di là del caso singolo, che ora ha trovato soluzione, c’è un problema generale di scarsa fiducia della clientela nel sistema bancario. Come risolverlo?

«L’80% del sistema bancario italiano è sano. I clienti, però, devono imparare sempre più a valutare l’interlocutore guardando ai fondamentali delle banche di riferimento, che sono costantemente monitorate da Bce e Banca Italia».