Macerata, 28 luglio 2018 - «Basta perdere tempo, lasciateci intervenire per mettere in sicurezza lo stabilimento e poter riprendere a lavorare. Siamo tutti brava gente e vogliamo salvaguardare l’ambiente». L’appello arriva da piazza della Libertà dove ieri pomeriggio si sono ritrovati una trentina di dipendenti della Orim e l’imprenditore Alfredo Mancini, per manifestare tutta lo loro preoccupazione dopo che, a 22 giorni dall’incendio che ha distrutto parte dei capannoni dell’azienda a Piediripa, non ci sia alcuna certezza sul loro futuro.

«Non comprendiamo perché stiamo ancora fermi – ha detto Mancini –. Non vogliamo andare a fare attività imprenditoriale, lo abbiamo scritto più volte, vogliamo solo andare a pulire lo stabilimento. Non andremo nelle aree lesionate, ma vogliamo fare delle prove di stabilità solo nella parte degli uffici e nella parte che non è stata interessata dall’incendio. Anche perché per spedire i rifiuti dobbiamo preparare dei dossier per cui servono diversi giorni di lavoro». E, proprio mentre una trentina di dipendenti manifestavano in piazza per sensibilizzare la cittadinanza sulla loro situazione, dalla Provincia sono state comunicate una serie di prescrizioni aggiuntive che la ditta dovrà porre in atto nel più breve tempo possibile. «La Provincia, nella sfera delle proprie competenze, ha adottato in data 25 luglio – si legge nella nota – necessario provvedimento che ha provveduto prontamente a comunicare al titolare dell’azienda e agli altri enti competenti: Arpam, Asur, Apm, vigili del fuoco, Comune e alla Procura della Repubblica. L’atto è finalizzato a consentire le sole operazioni di messa in sicurezza d’emergenza e a vietare lo svolgimento di qualsiasi altra attività diversa da quelle espressamente consentite in questa fase. Infine la Provincia, con lo stesso atto, si è riservata l’adozione di ogni ulteriore provvedimento da assumere nei modi e nelle sedi più opportune una volta che il gestore avrà provveduto al ripristino delle condizioni di sicurezza richieste dal caso».

Questo significa che l’azienda dovrà provvedere a ulteriori messe in sicurezza, mentre restano vietate altre attività. Dal canto suo Mancini spinge affinché «i consulenti diano i documenti all’autorità giudiziaria, che altrimenti ha le mani legate». «Siamo pronti ad andare a mettere in sicurezza lo stabilimento anche stasera stessa» commenta Arnaldo Morresi, da 22 anni dipendente dell’azienda. «Il problema è che si ha paura di quello che non si conosce – aggiunge Leonardo Di Perna, dipendente da 17 anni –, quella della Orim è una grande famiglia e se non ci siamo mai ammalati noi che ci lavoriamo, anche gli altri possono stare tranquilli». Anche chi come Roberto Ricci, arrivato in azienda da appena 6 mesi, è in piazza per dare sostegno ai suoi colleghi perché, commenta «in una famiglia si fa così nei momenti difficili».