Lavoro da casa sì, ma in sicurezza. Lo smart working è una risorsa e chi si trova a lavorare tra le mura domestiche deve farlo in condizioni ottimali, sia per poter essere davvero produttivo sia per non subire conseguenze fisiche o psicologiche negative. Ma come si lavora da casa? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Donata Serra, dirigente medico del servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro della azienda Usl di Modena. Dottoressa, l’emergenza Covid ha costretto molte persone al lavoro agile. Come salvaguardare la salute? "Innanzitutto...

Lavoro da casa sì, ma in sicurezza. Lo smart working è una risorsa e chi si trova a lavorare tra le mura domestiche deve farlo in condizioni ottimali, sia per poter essere davvero produttivo sia per non subire conseguenze fisiche o psicologiche negative. Ma come si lavora da casa? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Donata Serra, dirigente medico del servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro della azienda Usl di Modena.

Dottoressa, l’emergenza Covid ha costretto molte persone al lavoro agile. Come salvaguardare la salute?

"Innanzitutto sarebbe meglio avere una stanza predisposta per lavorare e non sempre, nelle abitazioni di oggi, è possibile. Parlo di uno spazio silenzioso in cui concentrarsi. Purtroppo invece, durante il lockdown, molti lavoratori in smart working hanno dovuto lavorare con i bambini o altre persone da accudire vicine".

Come deve essere la postazione di casa?

"Deve rispondere ad alcuni parametri, gli stessi rispettati in ufficio. La stanza deve essere bene illuminata, sia in caso di luce artificiale, sia di luce naturale, non deve riflettersi sullo schermo del computer. Se la luce arriva da una finestra, lo schermo deve essere perpendicolare. Altrimenti il lavoro diventa molto affaticante".

E la postura?

"E’ molto importante potersi sedere comodamente e avere una postura corretta, sarebbe meglio usare una sedia ergonomica, di quelle da ufficio".

Quanto è importante lo schermo del pc?

"Dipende da come una persona è abituata, se il software utilizzato è molto complesso meglio uno schermo grande. E non bisogna dimenticare le pause".

Come vanno gestite?

"Paradossalmente a casa, se si è soli o comunque in una stanza ad hoc, si rischia di dimenticarsi della pausa poiché, ad esempio, non c’è il collega che ti invita a prendere il caffè. Invece è importante staccare gli occhi dal monitor per qualche minuto ogni due ore. Non significa necessarimanete smettere di lavorare, ma fare altro, distogliere lo sguardo dal videoterminale e magari dedicarsi a una telefonata".

Questo smart working è davvero una risorsa anche per la salute?

"Di certo può essere un aiuto per conciliare lavoro e vita familiare e se si può lavorare in tranquillità tra le mura domestiche si può anche essere, per alcune mansioni, più produttivi. Ma per il benessere psicofisico sono importanti anche la socialità e la condivisione in ufficio. Il segreto potrebbe essere quello del giusto mix. Lo smart working si è invece rivelato fondamentale per la tutela dei lavoratori fragili: immunodepressi o malati cronici hanno potuto, durante l’emergenza Covid, lavorare in sicurezza. Inoltre si abbassa il rischio di incidenti nel tragitto casa-lavoro e si migliora la qualità della vita, trascorrendo in modo più piacevole il tempo che altrimenti si passerebbe in auto".

Valentina Beltrame