E’ morto, all’età di 76 anni, il notaio Rolando Ramacciotti. Professionista assai noto in città (il suo studio notarile era in via Anacarsi Nardi), era un uomo di grande cultura, apprezzato e stimato dai clienti e dai tanti amici che in queste ore lo piangono. di Beppe Zagaglia Rolando Ramaciotti, amici per sempre. L’amicizia, quella vera, è un sentimento forte, importante, come l’amore. Ho parlato dei miei amici domenica scorsa e pensavo di continuare,...

E’ morto, all’età di 76 anni, il notaio Rolando Ramacciotti. Professionista assai noto in città (il suo studio notarile era in via Anacarsi Nardi), era un uomo di grande cultura, apprezzato e stimato dai clienti e dai tanti amici che in queste ore lo piangono.

di Beppe Zagaglia

Rolando Ramaciotti, amici per sempre. L’amicizia, quella vera, è un sentimento forte, importante, come l’amore. Ho parlato dei miei amici domenica scorsa e pensavo di continuare, di ricordare amici lontani e lo farò. Purtroppo oggi devo parlare di un amico vicino, vivo ancora dentro di me, di Rolando Ramaciotti. Non voglio, anzi voglio, ricordare i suoi meriti professionali, come notaio importante, preparato, bravo, con una cultura profonda, ma preferisco ricordarlo qui come amico. Ci si trovava spesso, mi ricordo già in tempi lontani da Mauro, in piazza Grande assieme a Maletti il burattinaio di cui Rolando aveva tanti burattini, anche il suo, la sua caricatura, come quello che ho anch’io, la mia caricatura. Ci si trovava con Renato Bergonzini, con cui avevo collaborato ai libri sull’aceto, sulla nostra terra e sull’appennino. Ci si trovava anche a casa sua e al Ristretto, dove lui ha avuto una sua piccola corte di amici che avevo chiamato in un libro la corte di King Roland. Libri nei quali collaborava con un suo articolo, un ricordo sempre interessante, divertente. Parlava spesso di suo padre che doveva essere stato un grande personaggio, pugile e pilota d’aereo. Famoso è stato il suo atterraggio d’emergenza nel nostro campo d’aviazione il 3 settembre 1943 quando l’aereo si era fermato sulla via Emilia. Piantonato dai carabinieri, poi dai tedeschi dopo l’8 settembre, con tutti i curiosi attorno. Nella notte in cui l’avevano abbandonato, l’areoplano era sparito, completamente smontato. Quando Rolando andava in bicicletta mi ricordava un po’ mio padre che era grosso come lui, pedalava a velocità di crociera sufficiente a mantenerlo in equilibrio e sempre con il sole, la nebbia o la pioggia perché Rolando era un duro, era stato un carabiniere, un tenente dell’Arma e se ne vantava e ricordava con gioia i momenti felici. Felici in casa con la famiglia, la moglie, la figlia e la nipotina di cui andava orgoglioso. Felici con noi amici, che con il ricordo, continueremo a portarlo con noi, per sempre.