di Federico Del Prete Passi per il simbolo di partito, che ormai va poco di moda praticamente ovunque, ma dai manifesti di Stefano Bonaccini è scomparsa anche l’ultima traccia di rosso. Nemmeno un rosa pallido, sbiadito. Zero totale. Al suo posto, ecco il verde. «Un richiamo all’ambiente, alla sostenibilità», secondo il diretto interessato, «un verde Lega...», invece, per i più maligni. Di certo, i cartelloni del governatore uscente, in corsa per un difficile bis, fanno discutere. E questo, secondo la regola numero uno della comunicazione, è già un successo. Sul web impazza il match tra supporter e avversari e ognuno avrà tempo di costruirsi la propria opinione. I manifesti hanno cominciato a fare capolino in questi giorni. Prima nel Modenese e da ieri...

di Federico Del Prete

Passi per il simbolo di partito, che ormai va poco di moda praticamente ovunque, ma dai manifesti di Stefano Bonaccini è scomparsa anche l’ultima traccia di rosso. Nemmeno un rosa pallido, sbiadito. Zero totale. Al suo posto, ecco il verde. «Un richiamo all’ambiente, alla sostenibilità», secondo il diretto interessato, «un verde Lega...», invece, per i più maligni. Di certo, i cartelloni del governatore uscente, in corsa per un difficile bis, fanno discutere. E questo, secondo la regola numero uno della comunicazione, è già un successo.

Sul web impazza il match tra supporter e avversari e ognuno avrà tempo di costruirsi la propria opinione. I manifesti hanno cominciato a fare capolino in questi giorni. Prima nel Modenese e da ieri anche a Bologna, anche se il verde era già spuntato nei banner circolati in Rete per pubblicizzare la manifestazione in piazza Maggiore di sabato 7 dicembre e non era passato inosservato. Nei cartelloni campeggia un’immagine extralarge del governatore, in camicia bianca senza cravatta, con gli immancabili occhiali a goccia e il nuovo look sfoderato in questi mesi. A fianco le due scritte: ‘Stefano Bonaccini presidente’ e lo slogan ‘Emilia-Romagna, un passo avanti’. Entrambe, rigorosamente in verde. Del simbolo del Pd neanche l’ombra. In fondo, anche Nicola Zingaretti durante le primarie dei dem lo aveva messo temporaneamente in soffitta, e la scelta gli ha portato bene.

«Nessuno sgarbo, cinque anni fa accadde lo stesso», fanno notare dal partitone. È vero. Nel 2014, Bonaccini scelse una strada analoga (l’agenzia è la stessa di allora: la modenese ‘Tracce’). Foto in primo piano (più piccola), con camicia (blu) senza cravatta. A fianco il suo nome e lo slogan, leggermente diverso: ‘Siamo l’Emilia-Romagna’. Una differenza, però, salta subito agli occhi. I colori. All’epoca, l’attuale presidente della Regione virò su un classico rosso e blu, con il primo molto, molto presente. Ma i tempi, evidentemente, sono cambiati. E Bonaccini ha la necessità di mostrarsi agli elettori come persona affidabile e competente, al di là delle appartenenze politiche, per recuperare il distacco dalla coalizione sovranista. E in fondo, chi non sa che è sostenuto dal Pd e dal centrosinistra? La sfida del 26 gennaio è destinata a diventare, giorno dopo giorno, un palcoscenico di portata nazionale su cui si giocherà la tenuta stessa del Governo. Il verde potrebbe essere anche una strategia per cercare di smarcarsi dalla figura di esponente del Pd e andare a caccia di nuovi elettori, come Bonaccini ha più volte dichiarato di voler fare, contando «di pescare consenso anche tra i delusi del centrodestra».

E di certo, la scelta farà discutere sulla carta stampata e in tv, aumentando la visibilità del candidato. Facebook ne è una prima riprova. Sul web, il dibattito è già iniziato. Due esempi per tutti. «Scompaiono Pd e il rosso, forse Bonaccini si vergogna?», attacca Ilaria Giorgetti, ex presidente del Santo Stefano e al fianco di Lucia Borgonzoni. Il dem Davide Di Noi replica a stretto giro: «Dimostrare di non conoscere nemmeno i colori della bandiera della regione che si vorrebbe governare è clamoroso. Ma intanto grazie per le numerose e gratuite condivisioni sui vostri profili». Bene o male, insomma, l’importante è che se ne parli.

«È una scelta da comprendere: il Pd oggi non è proprio sinonimo di simpatia e Bonaccini vuole sganciarsi da questo percepito. Come non capirlo...». Klaus Davi, massmediologo ed esperto di comunicazione, approva la scelta del governatore di un manifesto senza simboli di partito.

«Non è una novità, lo faceva anche Berlusconi: sono anni che i partiti non hanno più appeal e Bonaccini punta sulla sua affidabilità. È come se dicesse: l’auto che comprate dagli altri non sapete com’è, ma quella vendo io, invece, funziona».