L'addio a Barbara
L'addio a Barbara

Carpi (Modena), 21 luglio 2019 - «Ciao Barbara, ciao». E un lunghissimo applauso, misto alle lacrime. Così le oltre 400 persone presenti ieri mattina alle camere ardenti di Carpi hanno dato l’ultimo saluto a Barbara Alvisi, la 54enne morta lo scorso 14 luglio dopo essere investita da un’automobile lungo via Nuova Ponente, mentre stava attraversando le strisce pedonali. Quello di ieri mattina è stato il momento più difficile e duro: quello dell’addio. Ad un’amica, una collega, ma soprattutto ad una figlia, mamma e moglie. Lacrime, abbracci, ricordi di Barbara, tutti legati da un filo conduttore: il suo sorriso, la generosità, la lealtà verso chiunque. Quello stesso sorriso ereditato dalla figlia Martina, 26 anni, la piccola grande ‘guerriera’, come l’ha definita il papà Marco, che giovedì scorso si è laureata a pieni voti in Medicina a Parma. «Barbara era molto felice e orgogliosa della discussione della tesi di nostra figlia - spiega il marito Marco -. Per questo, pur nel dolore atroce che stiamo vivendo, ho spinto da subito Martina a non rinunciare ad andare a discutere la tesi. Perché così le avrebbe detto la mamma, così avrebbe desiderato Barbara». Nella giornata di venerdì, fin dal mattino, è stata una processione continua di persone in obitorio: «Guardavo Martina e rivedevo il sorriso e la dolcezza di Barbara – racconta una cara amica – e mi scendevano le lacrime. Marti mi ha detto: ‘No, non si può piangere, mamma non lo vorrebbe’». «Troppo presto ci lasci… ma per la Tua bontà sarai sempre viva tra di noi»: c’era tutto il mondo di Barbara ieri mattina: quello della piscina, della Coopernuoto, della palestra New Club di Soliera, del suo primo lavoro da commessa da ‘Gibertoni’ in Corso Fanti, dell’Avis di cui era donatrice.

«Abbiamo percepito vero affetto - prosegue il marito -. Non ci aspettavamo così tante persone: ognuna ci ha raccontato e ‘restituito’ un pezzetto di Barbara, dei momenti condivisi con lei, con parole che venivano dal cuore e non di circostanza». Prima del saluto finale, don Emiddio Violi, vicario parrocchiale di San Giuseppe, ha impartito la benedizione, esprimendo parole di conforto: «La nostra sorella Barbara non è morta ma resta viva nei nostri cuori, anche se non la vediamo fisicamente. Ciò nella sicura speranza che si ritroveremo nella casa del Padre e nella gioia che il Signore non toglie mai ai suoi figli». Tutti gli organi di Barbara, per sua volontà, sono stati espiantati e già trapiantati con successo in altrettante persone che grazie a lei potranno vivere: cuore, polmoni, fegato, reni, cornee, tessuto cutaneo e tessuto osseo. A testimoniare la straordinarietà della donna restano ora il marito e la figlia: «Proviamo a mettere in pratica quello che lei ci ha insegnato - conclude Marco -. Da questa terribile esperienza ho imparato che mia moglie aveva ragione: la strada è quella di usare sempre la bontà verso il prossimo. E io la seguirò».