di Paolo Tomassone Alle 8 suona regolarmente la campanella. Fuori, sui gradini, ci sono Emma, Luca, Giulia, Manuel, Francesco, Arianna assieme ai compagni arrivati da altre scuole modenesi. Dentro all’Istituto Fermi, invece, circa 200 studenti stanno per cominciare la lezione di chimica, elettronica o informatica, tutte quelle materie che con la didattica a distanza non hanno niente a che vedere. La scuola ‘reale’ è ogni giorno in prima linea e cerca di adeguare i propri piani formativi ai Dpcm del Governo e alle ordinanze della Regione, garantendo un minimo di presenza ai ragazzi che una o due volte alla settimana possono staccare gli occhi dal computer e rincontrare gli insegnanti e i compagni di banco. Dentro...

di Paolo Tomassone

Alle 8 suona regolarmente la campanella. Fuori, sui gradini, ci sono Emma, Luca, Giulia, Manuel, Francesco, Arianna assieme ai compagni arrivati da altre scuole modenesi.

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Dentro all’Istituto Fermi, invece, circa 200 studenti stanno per cominciare la lezione di chimica, elettronica o informatica, tutte quelle materie che con la didattica a distanza non hanno niente a che vedere. La scuola ‘reale’ è ogni giorno in prima linea e cerca di adeguare i propri piani formativi ai Dpcm del Governo e alle ordinanze della Regione, garantendo un minimo di presenza ai ragazzi che una o due volte alla settimana possono staccare gli occhi dal computer e rincontrare gli insegnanti e i compagni di banco. Dentro queste mura i ragazzi possono sentirsi al sicuro: il vicepreside controlla l’ingresso, dove sono stati collocati erogatori con disinfettante a decine. "Abbiamo fatto lavori di ristrutturazione di ogni tipo, compreso il cablaggio completo di ogni aula" rivendica il preside. "Fare lezione in questo modo non è la scuola. Il mio sogno è di tornare in classe immediatamente. Ma al momento è l’unica modalità a disposizione" ci spiega Paola Degli Esposti Pallotti, docente di Diritto ed economia politica, mentre si prepara all’appello fatto davanti alla webcam. "I ragazzi stanno soffrendo. Noi docenti dobbiamo cercare di coinvolgerli, ma la lezione frontale non è più sufficiente, perché l’attenzione cala molto velocemente". Su al secondo piano Lorenzo, che frequenta la quinta, sfoggia con orgoglio il camice bianco mentre esce dal laboratorio di chimica: "questi due giorni alla settimana in presenza sono una boccata d’aria, ho la sensazione di tornare alla normalità perché rivedo i miei compagni e mi torna la voglia di studiare".

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Fuori dal Fermi c’è un’altra scuola, quella di chi si è data appuntamento ieri per chiedere risposte adeguate alla politica all’emergenza attuale. Una manifestazione che fa tornare in mente le rivendicazioni che proprio qui al Fermi prendevano forma quaranta o cinquant’anni fa. "Ogni motivo era buono per organizzare una lotta o uno sciopero. La nostra scuola era famosa a Modena per questo e noi avevamo un buon rapporto con il preside che ci dava anche la palestra per organizzare la festa di fine anno" racconta Lorenzo Turci, docente di Chimica applicata, che ricorda i suoi trascorsi da studente in via Luosi. Ora si fanno le petizioni online e davanti alla forza nefasta del virus anche le lotte cambiano le proporzioni, ma non mancano, come testimonia il sit-in organizzato dal comitato Priorità alla scuola assieme al coordinamento dei genitori, a quello dei presidenti di consiglio d’istituto e ad altre associazioni. "Gli insegnanti sono bravissimi, fanno tutto quello che possono, ma la scuola in presenza è fondamentale. Da troppi mesi i nostri ragazzi vivono blindati dentro una stanza" racconta Roberta Vicini, mamma di una ragazza del liceo scientifico Tassoni. "Abbiamo organizzato un’assemblea di classe, che faremo online, perché diversi di noi si lamentano della stessa cosa: con la didattica a distanza – dicono Sofia e Piero della 1 D al Fermi – ci stiamo disconnettendo il cervello. È difficile seguire una lezione, ma anche le verifiche a computer sono troppo lunghe". Elisa Sabatini, docente di Lettere al Muratori - San Carlo, raccoglie l’implorazione degli studenti: "oltre a fare lezione cerco di coinvolgerli e farli parlare, ma noto apatia, disillusione e delusione. Più volte è stato detto a loro che la vita riprenderà come prima e tutte le volte questo gli è stato negato. Per questo siamo qui a manifestare, lo facciamo per il loro futuro e quello della scuola".