Valentina Cervi, residente a Carpi
Valentina Cervi, residente a Carpi

Modena, 24 giugno 2018 - «Honoré de Balzac ha definito la burocrazia ‘un gigantesco meccanismo azionato da pigmei’. E io ora in quei pachidermici ingranaggi rischio di rimanerci stritolata a causa di un grave errore dell’Inps. Tasse alle stelle, mancati bonus, assegni familiari tagliati, spese per avvocati e commercialisti, perdite di tempo per giri a vuoto: e non vedo via d’uscita».

Parole di Valentina Cervi, 33enne reggiana residente a Carpi, che da oltre un anno vive una storia di ordinaria follia all’italiana.

Come è iniziata la vicenda?

«A inizio estate 2017 l’Inps di Reggio ha iniziato a versarmi mensilmente 850 euro. Prima mi è stato detto che erano di disoccupazione, in un secondo momento che si trattava invece di mobilità. Ma la sostanza non cambia: io quei soldi non li avevo chiesti, perchè un lavoro l’avevo. Ho faticato a convincere l’Inps a riprenderli».

In che senso ha faticato?

«Quando ho segnalato i versamenti ingiustificati, l’ente mi ha risposto che non sapeva che farci: avrei dovuto attendere i controlli annuali di routine. Solo dopo aver denunciato la situazione su questo giornale, sono stata contattata. E mi è stata proposta quella che doveva essere una soluzione. Soluzione che però ora sta provocando non solo ripercussioni economiche pesanti, ma anche rischi per la salute mia e del neonato che porto in grembo».

Nel dettaglio?

«Sono al settimo mese, con una gravidanza a rischio. Dovrei dunque evitare stress e affaticamenti. Ma sono costretta a viverli. Nei giorni scorsi sono andata dalla commercialista per fare il 730 e sono ripiombata nell’incubo».

Cosa ha scoperto?

«La soluzione proposta dall’ente per restituire a rate i soldi versati ma - sottolineo - mai richiesti, mi porta a dover fare due cud. Mi cresce il reddito, perdo il bonus Renzi e vedrò decurtati del 30% gli assegni familiari per mia figlia. Devo infine pagare ben 2mila 200 euro di tasse. Come se non bastasse, non riesco a scaricare le ingenti spese mediche».

Ha chiesto spiegazioni all’Inps?

«Subito, cercavo un accordo. La prima volta sono stata rimbalzata al giorno successivo, quando l’impiegata avrebbe dovuto occuparsi del mio particolare caso da ‘persona informata’. Avrebbe, appunto. Ma così non è stato. Ho dovuto spiegare di nuovo l’intera vicenda. E, lo stesso, non ho ricevuto risposte adeguate. Dopo poche ore sono stata richiamata al telefono e mi è stato confermato che non c’è nulla da fare. Dovrei pagare e stare zitta».

Una resa alla burocrazia?

«No, non lo accetto. Sono un’impiegata e quei soldi rappresentano per me quasi due stipendi. Ho una figlia piccola e un altro in arrivo. Mi sono così rivolta a un avvocato esperto del settore. Non posso continuare a pagare le conseguenze di un errore che non ho commesso io. Spero, nel mio piccolo, di riuscire a rendere un po’ più giusto e umano quel ‘gigantesco meccanismo azionato da pigmei’».