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31 mar 2022

Operaio morto per Covid, azienda nei guai a Modena

Niente mascherine e distanziamento: ora il titolare e il rappresentante di una cooperativa rischiano di finire a processo per omicidio colposo

31 mar 2022
valentina reggiani
Cronaca
Il reparto di terapia intensiva
Un reparto di terapia intensiva (Fotofiocchi)
Il reparto di terapia intensiva
Un reparto di terapia intensiva (Fotofiocchi)

Modena, 31 marzo 2022 - "Nessuna mascherina o distanziamento sul luogo di lavoro nonostante si trattasse di un lavoratore ‘fragile’ e quindi maggiormente esposto al virus". Per questo, secondo le accuse, un operaio di 63 anni si ammalò di Covid per poi morire. Ora il legale rappresentante di un’azienda di lavorazione carni, dove scoppiò il focolaio, così come il datore di lavoro, ovvero il rappresentante di una cooperativa, rischiano di finire a processo con l’accusa di omicidio colposo. In sostanza – secondo la procura – gli indagati non ‘tutelarono’ il lavoratore che a causa del covid perse la vita.

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Il decesso risale al 2020, in piena pandemia ovvero quando le misure di sicurezza risultavano ancor più indispensabili per la tutela della salute. Pare che inizialmente fosse stato trovato un ‘accordo’ tra le parti, ma così non è stato. La seconda udienza preliminare è prevista quindi per il prossimo sette aprile: data in cui il giudice deciderà se rinviare o meno a giudizio gli indagati ravvisando eventualmente una loro responsabilità nella morte del lavoratore. La procura ha chiesto infatti il processo per un 28enne ed un 50enne, rispettivamente in qualità di legale rappresentante dell’azienda e delegato della ditta committente, una cooperativa.

La vittima – secondo le accuse – avrebbe contratto il virus letale prestando la propria attività lavorativa senza che il datore di lavoro gli fornisse adeguati dispositivi di protezione individuale e senza "che lo sottoponesse a visita da parte del medico competente, nominato solo dopo il decesso". La procura nel motivare la richiesta di rinvio a giudizio fa presente come il medico nominato successivamente alla morte del lavoratore avrebbe "evidenziato gli elevati e molteplici fattori di rischio per pluripatologie del lavoratore". Per quanto riguarda il datore di lavoro delegato della ditta committente, secondo quanto contestato dall’accusa, l’uomo avrebbe consentito "che le lavorazioni all’interno dello stabilimento avvenissero in spregio delle regole circa il distanziamento di almeno un metro e senza indossare la mascherina". In questo modo il datore non avrebbe verificato l’attuazione dei protocolli di sicurezza.

A denunciare quanto accaduto era stata la moglie dell’uomo, parte civile nel procedimento insieme ai tre figli della vittima. Il decesso era avvenuto poco dopo il contagio. In base a quanto emerso dagli accertamenti, appunto, l’operaio si era ammalato sul luogo di lavoro in quanto – durante la pandemia – all’interno dell’azienda era esploso un focolaio. Circostanza su cui ovviamente sarà fatta piena luce nel corso del procedimento. Il sette aprile prossimo è prevista quindi l’udienza preliminare nei confronti dei due indagati che rischiano di finire a processo per omicidio colposo.

 

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