«RESTA ferma la nostra solidarietà alla famiglia Regeni, ma non aveva più senso tenere ancora lì quello striscione. È una vicenda non più di attualità e poi tra l’altro in centro storico ci stava anche male dal punto di vista estetico, tutto impolverato». Non si è accodato lui al governatore del Friuli Massimiliano Fedriga, semmai il contrario perché lo ha fatto prima. Tutt’al più ha preso spunto dal neosindaco di Trieste Roberto Dipiazza che lo aveva immediatamente fatto rimuovere. In ogni caso il primo cittadino Gian Francesco Menani ha fatto togliere appena eletto dal balcone della facciata del Comune lo striscione giallo con scritta...

«RESTA ferma la nostra solidarietà alla famiglia Regeni, ma non aveva più senso tenere ancora lì quello striscione. È una vicenda non più di attualità e poi tra l’altro in centro storico ci stava anche male dal punto di vista estetico, tutto impolverato». Non si è accodato lui al governatore del Friuli Massimiliano Fedriga, semmai il contrario perché lo ha fatto prima. Tutt’al più ha preso spunto dal neosindaco di Trieste Roberto Dipiazza che lo aveva immediatamente fatto rimuovere. In ogni caso il primo cittadino Gian Francesco Menani ha fatto togliere appena eletto dal balcone della facciata del Comune lo striscione giallo con scritta nera ‘Verità per Giulio Regeni’, lo studente scomparso in circostanze misteriose da Il Cairo il 25 gennaio 2016 e barbaramente assassinato dopo giorni di torture.

LO STRISCIONE era stato esposto nel maggio dello stesso anno per decisione della giunta Pistoni in adesione alla campagna di solidarietà promossa tra gli altri da Amnesty International Italia. Giulio Regeni era un ricercatore dell’Università di Cambridge, che si trovava in Egitto per realizzare il proprio dottorato di ricerca sulla situazione socio-economica alla luce dei cambiamenti avvenuti dopo la cosiddetta Primavera araba.

IL COMUNE tre anni fa, nelle motivazioni dell’esposizione dello striscione, aveva sottolineato come «le indagini sulla sua morte hanno incontrato fin da subito notevoli difficoltà per le reticenze e la scarsa collaborazione delle autorità militari e giudiziarie egiziane con gli inquirenti italiani; il Parlamento europeo, con una propria risoluzione, ha invitato il governo egiziano a cooperare con l’Italia per giungere alla verità sulla tragica fine di Regeni».

Di recente tra l’altro la famiglia ha chiesto all’Italia di ritirare l’ambasciatore dall’Egitto per protesta contro l’ambiguo atteggiamento del governo egiziano accusato di «sabotare» la ricerca della verità. Il senso della campagna avviata in tutta Italia è «non permettere che l’omicidio del giovane ricercatore italiano finisca per essere dimenticato o collocato nel passato da una ‘versione ufficiale’ del governo del Cairo».

MENANI però ritiene che non sia compito del Comune di Sassuolo occuparsi di queste vicende: «Dispiace per quanto capitato a questo ragazzo ucciso per motivi che non si conoscono e alla sua famiglia la nostra solidarietà è fuori discussione. Detto questo riteniamo, tuttavia, che la vicenda non sia più di attualità, e tra l’altro quello striscione in centro ci stava male dal punto di vista estetico, tutto impolverato».

A chi obietta che il senso della campagna era di tenere viva l’attenzione sul caso e che la scelta dell’amministrazione a guida leghista possa sembrare di natura politica (l’altro giorno a Ferrara in occasione della storica vittoria del sindaco Alan Fabbri, alcuni militanti avevano appeso la bandiera del carroccio coprendo lo striscione), associando la battaglia su Regeni al centrosinistra, il sindaco replica che non si «tratta di questo, non è discriminazione politica: semplicemente è un problema nazionale, riteniamo che non riguardi Sassuolo, da qui si può fare poco per risolvere la questione: crediamo che un Comune debba occuparsi di problemi concreti e non virtuali».

Gianpaolo Annese