Modena, 28 aprile 2015 - - Il Carpi è la prima squadra promossa in Serie A. L'undici di Castori ha centrato il traguardo con 4 giornate di anticipo grazie al pareggio casalingo stasera contro il Bari (0-0). Per gli emiliani si tratta della prima promozione nella massima serie in 106 anni di storia del club. 

Alla sua nona promozione in carriera, Fabrizio Castori conquista quella più difficile o probabilmente quella più prestigiosa. "Sono contento, abbiamo vinto con una squadra giovane, abbiamo fatto un cammino straordinario, all'inizio non pensavamo potessimo avere questo rendimento, poi siamo cresciuti passo dopo passo" ha detto ai microfoni di Sky Sport.

"La mia è una squadra rock, che gioca con ritmi alti, non ha paura di nessuno, è cresciuta perché nessuno di questi ragazzi ha avuto un passato importante ma avranno un futuro di altissimo livello. Le prestazioni ci facevano capire che non eravamo in testa per caso" ha continuato dando già uno sguardo al mercato per la massima serie.

"Ancora non abbiamo parlato, ma non penso che la societa' si discostera' molto dalle proprie metodologie, si farà squadra giovane con gente che ha fame e desiderio di stupire. Chi terrei tra tutti? Tra tutti terrei Gabriel, portiere di altiusimo livello e di futuro da grande squadra".

Dalla Serie D alla Serie A in appena sei anni: è l'incredibile parabola del Carpi che festeggia una storica promozione nell'olimpo del calcio italiano. Una cittadina di appena 70mila abitanti, colpita tragicamente dal terremoto in Emilia nel 2012, ma che ha saputo rialzarsi nella vita di tutti i giorni e in quella sportiva.

Una promozione frutto della programmazione, del lavoro grazie alla società guidata dal presidente Claudio Caliumi e dall'allenatore Fabrizio Castori. Un campionato dominato in lungo e in largo, giocando un calcio veloce, offensivo e spettacolare. Era dai tempi della Juve che una squadra non dimostrava una superiorità così evidente nei confronti degli avversari nella serie cadetta.

Una risposta chiara all'ormai celebre anatema di Claudio Lotito e della sua idea di calcio business dove non c' è spazio per realtà come quella emiliana. La favola Carpi inizia nel 2009 dopo la fusione con l'altra squadra cittadina, la Dorando Pietri (dal nome dell'illustre sportivo carpigano protagonista alla maratona di Londra nei primi del '900). Grazie alla lungimiranza del patron Stefano Bonacini, titolare del marchio Gaudì e con l'appoggio della famiglia Tarabini quelli di Blumarine, il Carpi è oggi un modello di gestione. La dimostrazione che i soldi e i fatturati milionari non sono tutto per arrivare in alto.

Tutto inizia con il ripescaggio in Serie C2 nonostante il clamoroso spareggio perso con il Pianura (5-0 in casa e sconfitta 8-2 in Campania), l'anno successivo arriva la vittoria immediata del campionato e il ritorno in C1. La società è ambiziosa e sfiora al primo colpo un'altra promozione perdendo però la finale playoff per la B contro la Pro Vercelli.

L'appuntamento con la cadetteria è solo rimandato: nel 2013 i biancorossi allenati da Fabio Brini superano il Lecce ancora nei playoff e possono festeggiare lo storico approdo in B. Nel 2014 il Carpi chiude il suo primo campionato di Serie B al dodicesimo posto con una tranquilla salvezza, è la rampa di lancio verso un 2015 trionfale.

Grazie all'ottimo lavoro del direttore sportivo Cristiano Giuntoli, alla guida del mercato fin dai tempi della D, capace di scovare talenti proprio nelle categorie inferiori, viene messa nelle mani dell'esperto tecnico Fabrizio Castori una macchina quasi perfetta. Giocatori come Riccardo Gagliolo, finito nel mirino della Sampdoria, Lorenzo Lollo e Kevin Lasagna sono la dimostrazione dell'ottimo fiuto di Giuntoli, il cui vero colpo grosso è il bomber Jerry Mbakogu. Il nigeriano classe '92, prelevato dalla Juve Stabia, è il finalizzatore perfetto delle manovre offensive della squadra e le sue qualità hanno già attirato l'attenzione di diversi club in giro per l'Europa.

Ma il giocatore simbolo della parabola carpigiana è Lorenzo Pasciuti, sempre protagonista nella cavalcata dalla serie D e autentica anima della squadra. Il classico esempio di come con lavoro e dedizione anche un brutto anatroccolo può diventare cigno. A Carpi è ora giunto il meritato momento di festeggiare sulle note dell'inno scritto da Paolo Belli, carpigano doc, ma sicuramente la società starà già pensando a programmare al meglio il grande salto nella massima serie.

Per smentire ancora una volta i Lotito di turno, la dirigenza emiliana deve prima di tutto risolvere il problema dello stadio: in attesa di un possibile adeguamento dello storico stadio Cabassi agli standard richiesti per la Serie A, la soluzione più probabile sarebbe quella di giocare le partite casalinghe o al Braglia di Modena o al Tardini di Parma. Benvenuto Carpi, che la festa abbia inizio.