Biodigestore anaerobico a secco: si o no?. Il dibattito tra la gente nella bassa valle del Foglia è partito, nonostante l’impianto per lo smaltimento di 100 tonnellate di rifiuti organici (l’umido), potature e ramaglie sia ancora un progetto di fattibilità sul tavolo di Marche Multiservizi che vorrebbe realizzarlo per smettere di smaltire questo tipo di rifiuto organico fuori provincia. Risparmierebbe sulla trasferta e mettere a frutto la produzione di biogas metano che ne scaturisce. "Pur comprendendo l’importanza dell’impianto", il comitato spontaneo di cittadini di Borgo...

Biodigestore anaerobico a secco: si o no?. Il dibattito tra la gente nella bassa valle del Foglia è partito, nonostante l’impianto per lo smaltimento di 100 tonnellate di rifiuti organici (l’umido), potature e ramaglie sia ancora un progetto di fattibilità sul tavolo di Marche Multiservizi che vorrebbe realizzarlo per smettere di smaltire questo tipo di rifiuto organico fuori provincia. Risparmierebbe sulla trasferta e mettere a frutto la produzione di biogas metano che ne scaturisce. "Pur comprendendo l’importanza dell’impianto", il comitato spontaneo di cittadini di Borgo Santa Maria, esprime tutta la propria contrarietà riguardo alla possibilità – ormai remota – che il biodigestore possa essere realizzato negli impianti industriali dell’ex Pica. La prima ragione è il timore di dover sottostare ad una puzza insopportabile ogni qualvolta cambi il vento e lo dicono in una lunga lettera inviata al sindaco Matteo Ricci e per conoscenza anche al Prefetto. Il comitato preme perché il sindaco Ricci organizzi un confronto pubblico sul tema. "E’ assurdo – osservano i cittadini rappresentati da Giovanni Zona, portavoce del Comitato – che si venga a sapere oggi di un interesse manifestato da MM ad ottobre 2019 al sindaco e alla proprietà dell’ex Pica. A fronte di queste tematiche di interesse collettivo i cittadini vorrebbero essere informati per tempo e comunque". Cioé anche se la procedura in esame non prevede il dibattito in Consiglio comunale e non vede il Comune quale ente competente a fare verifiche e rilasciare relative autorizzazioni. "Temiamo che la statale Montefeltro – continua Zona – già congestionata dal traffico pesante non possa supportare ulteriore aggravio di mezzi e inquinamento. Infine l’area interessata confina col fiume Foglia. La zona circostante presenta un alto rischio di esondazioni. La presenza, nel contesto descritto, di un biodigestore potrebbe creare un inquinamento per il fiume? In un’ottica di ottimizzazione della spesa pubblica – concludono – pensiamo che tale acquisto sia troppo oneroso visto la presenza di aree economicamente vantaggiose. Salvo la vera individuazione di un sito idoneo che sia ragionevolmente lontano dalle abitazioni chiediamo quindi agli organi competenti di valutare tutte le criticità espresse riguardo la zona ex Pica, auspicando che venga esclusa". Va detto che MM non ha fatto istanza in Provincia per le autorizzazioni. Gli esperti del settore come Enzo Frulla, già presidente di Legambiente, sono favorevoli alla realizzazione. "Il biodigestore? E’ come una gigantesca mucca che rumina – spiega Frulla –. Il biogas e poi metano, viene raffinato per essere impiegato per il riscaldamento o per la trazione dei veicoli. Il biodigestore è una fonte di energia sostenibile. Se costruito a regola d’arte non puzza. A fronte della dispersione di biogas, per malfunzionamento, non si avrebbe alcun rischio per la salute".

Solidea Vitali Rosati