Professor Francesco Barchiesi, nel reparto di Malattie Infettive di Muraglia da lei diretto è stato curata un’infezione da Covid19 insorta dopo la somministrazione del siero Pfizer-Biontech: come si spiega? "E’ possibile infettarsi dopo il vaccino, la letteratura scientifica segnala alcuni casi di questo tipo – precisa il primario – Questa eventualità è determinata dal mancato raggiungimento di un titolo anticorpale tale da proteggere l’organismo...

Professor Francesco Barchiesi, nel reparto di Malattie Infettive di Muraglia da lei diretto è stato curata un’infezione da Covid19 insorta dopo la somministrazione del siero Pfizer-Biontech: come si spiega?

"E’ possibile infettarsi dopo il vaccino, la letteratura scientifica segnala alcuni casi di questo tipo – precisa il primario – Questa eventualità è determinata dal mancato raggiungimento di un titolo anticorpale tale da proteggere l’organismo contro il virus. Purtroppo può capitare che dopo la prima dose, la risposta immunitaria non sia ancora sufficiente"

Cosa significa?

"In alcuni pazienti – prosegue il primario per spiegare il fenomeno – si possono sviluppare gli anticorpi in misura massiccia in pochi giorni, o anche in due settimane, soprattutto se questi hanno già avuto la malattia e a quel punto non hanno addirittura bisogno di fare la seconda dose di vaccino. Altri hanno bisogno di più tempo, non siamo tutti uguali".

Quest’ultimo è il caso del dottor Binotti?

"Esatto, evidentemente il suo organismo non aveva ancora sviluppato le difese che lo avrebbero preservato ad una aggressione del Coronavirus".

Allora vuol dire che il vaccino non produce un effetto "scudo" come si pensa?

"La vaccinazione completa prevede l’inoculazione di due dosi a distanza di 21 o 28 giorni, a seconda dei vaccini somministrati. Dovrebbe, ed è bene usare il condizionale, essere efficace contro il Coronavirus in circolazione in questo momento. Quindi la vaccinazione completa copre completamente, o quasi". "La seconda dose – aggiunge il primario – viene iniettata per amplificare ulteriormente la risposta dell’organismo: questo significa che, dopo la prima, il soggetto può essere scoperto e ammalarsi".

Quindi è importante continuare ad usare precauzioni?

"Certo, lo deve fare anche chi è già stato vaccinato, ormai dobbiamo abituarci completamente a questa idea"

E’ utile secondo lei sottoporsi ad un tampone di controllo per verificare la propria situazione virale prima della somministrazione vaccinale, visto che la malattia può essere anche asintomatica?

"Il ministero della Salute non prevede il tampone sul paziente prima che sia vaccinato"

E se fosse per sua madre, lo farebbe?

"No, perché non c’è alcuna indicazione in merito".

Simona Spagnoli