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11 apr 2022

Il vescovo Trasarti: "Vicini ai profughi, ma di tutti i conflitti"

Un momento della marcia contro la guerra
Un momento della marcia contro la guerra
Un momento della marcia contro la guerra

"Le conseguenze delle guerre le pagano sempre i poveri, sia da una parte che dall’altra, e dobbiamo avere pietà di tutte le vittime". Lo ha detto il vescovo, Armando Trasarti, prendendo la parola al termine della marcia contro la guerra, ieri sera in piazza XX Settembre, organizzata dalla Diocesi al fianco delle associazioni cittadine, da l’Africa chiama alla Cgil, dall’Anpi a Mondo a quadretti, a cui si sono aggiunti gli esponenti di altri numerosi sodalizi. L’alto prelato ha ricordato la sua gioventù, quando leggeva Gandhi a Martin Luther King, spiegando quanto sia importante il dialogo, superando divisioni e risentimenti: "L’avversario politico non deve essere considerato un nemico, ma un interlocutore che la pensa diversamente da noi". Poi ha sottolineato le aspre divisioni anche tra cristiani, citando il patriarca ortodosso che giustifica la guerra: "Non si può discutere sul Vangelo". Ma è sulle conseguenze della guerra sui poveri che il vescovo ha insistito: "I diritti non sono un’elemosina e dobbiamo ascoltare chi si trova in difficoltà, senza fare distinzioni, dando la parola ai diretti interessati. Forse i profughi ucraini sono più graditi, giacché hanno gli occhi azzurri, ma non dobbiamo dimenticare anche gli altri, che sono fuggiti da altre guerre, ma che però hanno la pelle scura…".

Infine Trasarti ha citato gli scout, mimando con le dita il loro tipico saluto, con Il dito grande che aiuta il dito piccolo, esortando a costruire la pace a partire dall’ascolto degli altri, di quelli che sono in difficoltà. Il sindaco, Massimo Seri, ha sottolineato la forte vocazione della città alla pace, apprezzando la sentita partecipazione dei tanti cittadini presenti. Poi ha ricordato la fragilità della politica, che ha portato alla sconfitta della diplomazia: "Non possono vincere gli interessi di parte, che trovano giustificazioni in azioni violente. Abbiamo il dovere di costruire una comunità pacifica, che dopo gli ultimi conflitti nei Balcani è sempre più urgente". Il primo cittadino ha infine esortato all’accoglienza senza distinzioni, alla continuazione della cultura pacifista della città, sottolineando la grande importanza della tolleranza e del confronto costruttivo. Marco D’Errico

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