Lavoro e morte nel nostro Paese. Riflessioni con giuristi e tecnici

Appuntamento domani a Scienze Politiche. Un film di Loach per capirne di più

"Continua, senza soste, la guerra al lavoro" ci scrive il professor Antonio Cantaro, costituzionalista. "Non solo gli incidenti nei cantieri e nelle officine, i morti sul lavoro. Ma quella più invisibile e sottile, ma altrettanto disumana, che consuma quotidianamente le nostre vite. Morti di lavoro. Quel lavoro, un tempo non lontano simbolo costituzionale di libertà e riscatto, di emancipazione e liberazione. Quel lavoro ancora agognato, ma oggi sempre più veicolo di mutilazioni permanenti e di morte, di impoverimento materiale e spirituale. Anche qui da noi, nelle terre marchigiane, ove gli ultimi dati di inizio anno ci dicono che si “consumano“ dai 2 ai 4 infortuni mortali al mese, con oltre 45 infortuni sul lavoro al giorno. Che fare per porre termine a queste stragi silenziose? Ne parleremo l’intera giornata di venerdì 19 nel secondo modulo – Guerra al lavoro – della Scuola di educazione alla politica Vivere la Costituzione. Lo faremo con lezioni d’autore, testimonianze e interventi di giuslavoristi, magistrati, sindacalisti, a partire dalle 11 nella sede di Scienze politiche di piazza Gherardi (relazione di Piera Campanella, interventi del Magistrato del lavoro Carlo Sorgi, della giuslavorista Silvia Borrelli, dell’economista Vincenzo Comito) e poi celebrando nel pomeriggio gli 88 anni del grande regista inglese Ken Loach, a partire dalla visione de suo film Sorry We Missed You (Cinema Nuova Luce, inizio ore 14,45 ingresso gratuito). Il più drammatico sulla condizione materiale dei lavoratori. Dei lavoratori di oggi, non solo di quelle di ieri e dell’altro ieri. Perché, come ricorda Paolo Pascucci, animatore di Olympus – il Laboratorio urbinate che da un decennio monitora permanentemente la legislazione e la giurisprudenza sulla sicurezza del lavoro – a “pretenderlo è ancora oggi l’art. 41 della Costituzione italiana quando, prevedendo che l’iniziativa economica privata non possa svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana“".