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10 lug 2022

Popsophia, finale nel segno di Lucio Dalla

Questa sera in piazza del Popolo il critico musicale Carlo Massarini dedicherà il ’philoshow’ al grande cantautore bolognese

10 lug 2022
Il critico musicale e conduttore tv, Carlo Massarini questa sera a Popsophia
Il critico musicale e conduttore tv, Carlo Massarini questa sera a Popsophia
Il critico musicale e conduttore tv, Carlo Massarini questa sera a Popsophia
Il critico musicale e conduttore tv, Carlo Massarini questa sera a Popsophia
Il critico musicale e conduttore tv, Carlo Massarini questa sera a Popsophia
Il critico musicale e conduttore tv, Carlo Massarini questa sera a Popsophia

di Claudio Salvi

Oggi ultimo giorno di Popsophia. Questa sera (ore 21.30), l’incontro in piazza del Popolo col filosofo Simone Regazzoni e poi a seguire "L’anno che verrà" il philoshow che prende a prestito una delle canzoni più famose di Lucio Dalla e che proprio al cantautore bolognese sarà dedicato. A presentarlo il giornalista e conduttore televisivo, Carlo Massarini.

Massarini cosa ha rappresentato per lei Lucio Dalla?

"Lucio è stato l’esempio di un uomo e di un’artista con un’intelligenza superiore. Era in grado di osservare la realtà ma riusciva coglierne i dettagli, le ’nuance’, le contraddizioni. E’ riuscito a raccontare cose, momenti e personaggi in maniera poetica come nessuno. Perché lui era dentro le cose".

In che modo le sue canzoni sono ancora attuali?

"La grande musica e la poesia rimangono sempre attuali. E’ la capacità dei grandi di stare avanti rispetto ai tempi e imporre un passo diverso agli altri. Un esempio? Il disco ’Come è profondo il mare’; allora la musica d’autore era molto politica e considerava anche il privato in quei termini ma Dalla proprio in quel momento fece uno scarto improvviso verso i sentimenti, il personale e cambiò per sempre il paradigma della musica d’autore".

Cosa lo differenziava dagli altri cantautori?

"Lui sta in quel novero di artisti con qualità e talento superiori assieme a Battiato, De Andrè, e pochi altri. Dalla era capace di scrivere canzoni mai banali, acute, sempre straordinariamente melodiche e ogni tanto infilava in mezzo anche dei capolavori".

Che influenza ha avuto il jazz nella sua musica?

"Molta, soprattutto nel periodo iniziale e in particolare sui vocalizzi con quella capacità di improvvisare con la voce".

Attenti al lupo e Ciao non sono stati esattamente due capolavori.

"Ogni grande artista ha il suo momento d’oro. ’Attenti al lupo’ e ’Ciao’ possono apparire meno brillanti ma non sono affatto banali: la prima è un divertissement, la seconda una riflessione amara sulla realtà. Lucio non scivola; Lucio prende fiato".

La canzone che ha amato di più?

"Difficile sceglierne una su tre dischi capolavoro che vanno dal ’77 all’80: ’Come è profondo il mare’; ’Lucio Dalla’ e ’Dalla’".

C’è in Italia un nuovo Dalla?

"No e nessuno con quelle caratteristiche. Lui era unico".

Lei lo conosceva bene, ci racconti un aneddoto.

"Ce ne sarebbero tanti. Lui era sempre disponibile a fare le cose più strane e ricordo quando andammo a fare una foto con una squadra di basket (di cui era grandissimo appassionato); anche in quella occasione volle ’sceneggiare’ quello scatto. Niente foto con i giocatori seduti in panchina; volle invece fare una foto con il quintetto in piedi, loro dei giganti e lui così piccolo: lo sapeva benissimo ma anche questo era il suo modo di mettersi in gioco… sempre".

© Riproduzione riservata

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