L’imprenditore Riccardo Concetti
L’imprenditore Riccardo Concetti

Pesaro, 11 giugno 2021 - Le manette sono scattate alle prime ore di ieri mattina. Riccardo Concetti era nella sua villa di Colbordolo quando gli uomini della Guardia di Finanza di Pesaro sono arrivati per arrestarlo. Il noto imprenditore pesarese torna così di nuovo in carcere, per la seconda volta nel giro di pochi anni. E sempre per reati fiscali (intestazione fraudolenta di valori). Ma non è stato il solo a finire nei guai. Nell’operazione "cassaforte di famiglia" della Fiamme Gialle si contano altre 16 persone, 3 studi professionali e 3 sedi societarie. Tra gli indagati figurano la moglie di Concetti, Daniela Delfino, oltre che noti commercialisti e consulenti di Pesaro e Ancona. Per tutta la giornata di ieri, i finanzieri hanno proceduto a decine di perquisizioni, in studi professionali e abitazioni, nei comuni di Vallefoglia e Cantiano, Ancona, Numana, ma anche Bologna, Roma e Frosinone.

Noto imprenditore arrestato per reati fiscali. 16 indagati

Fermo immagine del video della Finanza di Pesaro sull'operazione 'Cassaforte in famiglia'

Sequestrati immobili per un valore totale di 700mila euro (stima che non è quella di mercato), tra cui la stessa villa di Colbordolo di Concetti. Villa, che come tutta la galassia societaria dell’imprenditore, non risultava intestata a lui, ma nella quale abitava in affitto – fittizio, secondo la procura – pagando un canone di 500 euro al mese che non avrebbe mai versato. Concetti sarebbe stato una sorta di fantasma che però, nella ricostruzione dell’accusa, era la mente, oltre che beneficiario, di tutto il presunto sistema criminale. La "cassaforte di famiglia": così nelle intercettazioni telefoniche gli 007 della finanza sentono Concetti definire la sua ultima società, quella che figurava intestata ad altri e alla quale aveva trasferito la titolarità dei beni immobili (tra cui, oltre alla villa, anche un appartamento a Pesaro e un fabbricato a Vallefoglia) per non pagare la montagna di debiti, col Fisco e fornitori vari, che si portava dietro dal fallimento delle sue attività di Pescara. Ma per il pm Giovanni Narbone (e il procuratore capo Cristina Tedeschini che all’epoca era a Pescara ed era stata titolare dell’inchiesta sull’imprenditore pesarese) era Concetti, insieme con la moglie, il titolare di fatto delle loro 6 società nel settore della grande distribuzione e quello edile, che avevano fatto fallire.


Era il 2015 quando Concetti finisce in manette. Bancarotta fraudolenta l’accusa con cui va a processo e che lo vede condannato a 4 anni e 6 mesi di reclusione. Una sentenza che sta per diventare definitiva.
La nuova attività di indagine parte da quelle consistenti movimentazioni finanziarie operate, tra il 2011 e il 2014, dai coniugi in favore della società "cassaforte". Movimentazioni risultate essere parte delle distrazioni patrimoniali perpetrate a danno delle 6 società oramai fallite, che sono state spogliate di averi (beni, merci, disponibilità liquide) per un importo di circa 4 milioni di euro. Il patrimonio della "cassaforte", detenuto in parte da una fiduciaria, società che è stata proprietaria di diversi immobili tutti nella disponibilità del nucleo familiare nonché protagonista, negli anni, di importanti operazioni economiche e finanz iarie. Dopo aver accumulato debiti tributari, dagli anni 2010 al 2014, per circa 2,8 milioni di euro la stessa – attraverso la cessione del ramo d’azienda – ha trasferito il patrimonio immobiliare a un’altra società "schermo", partecipata da professionisti compiacenti.


Dall’ipotesi di reato inziale di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, le indagini hanno permesso di accertare a ulteriori condotte di reato quali l’intestazione fraudolenta di valori e il riciclaggio: sono state infatti ricostruite complesse e molteplici operazioni societarie riguardanti passaggi di quote tra più società e soggetti, con il ruolo attivo di professionisti e consulenti del settore, i quali, oltre a coordinare ed eseguire le diverse operazioni, sempre concordate con Concetti, si sono anche intestati quote sociali, fungendo da veri e propri "prestanome", per occultare la provenienza dei beni traferiti e i reali beneficiari. Ovvero Concetti e la moglie.