Pesaro, 9 luglio 2018 - Si chiama Luigi Malmerenda, ha 67 anni e lo sguardo di chi non alzarebbe il sopracciglio nemmeno per l’atterraggio di un’astronave sotto casa: «Ne ho viste di tutti i colori in tanti anni di sindacato allo Snals». Ma il problema per lui è che gli è caduta addosso una condanna che non s’aspettava: un anno di reclusione, 600 euro di multa (pena sospesa) e confisca di eventuali risparmi fino a 26mila euro per truffa aggravata all’Inps. Il giudice non gli ha riconosciuto nemmeno le attenuanti generiche che si danno anche ai lazzaroni di secondo pelo ma solo perché «l’imputato non ha avuto alcun ravvedimento né ha capito il disvalore del suo comportamento».

Che si può riassumere così: Luigi Malmerenda, segretario provinciale Snals, si è integrato la pensione di 330,84 euro in più al mese arrivando ad un netto di 1.900 euro grazie ad una leggina del ’96 che i sindacalisti conoscono a memoria «e che in tanti, come me, in tutta Italia, hanno messo a frutto», ha confessato candidamente al giudice, chiamando a testimoniare al processo una dirigente nazionale che per due volte non si è presentata. La trafila seguita dal nostro è semplice: essendo un insegnante di educazione tecnica distaccato allo Snals dal 2003, arrivato nel 2008 in vista della pensione, ha chiesto alla sua direzione generale di applicare la leggina 564 del ’96 per integrare il futuro assegno. Ottenendo, lui dice, il via libera da Roma ma solo al telefono. Così si è auto-assunto come co.co.co. con delibera firmata da lui concedendosi uno stipendio mensile di 1.500 euro. Che nessuno ovviamente gli ha mai pagato visto che le casse dello Snals di Pesaro erano vuote al tempo e ora pure. Per i versamenti all’Inps, ha provveduto sempre lui versando in pochi mesi circa 15mila euro in otto tranche risultando quindi lavoratore a libro paga dello Snals dal primo settembre 2008 al 31 agosto 2009, quando è poi andato in pensione con dimissioni volontarie dalla scuola. L’Inps non ha avuto niente da ridire e gli ha calcolato l’assegno arricchito di 330,84 al mese grazie a quell’assunzione allo Snals, decisa da lui stesso.

La Guardia di Finanza, battendo a tappeto chi sta usufruendo di quella leggina risalente all’era «vacche grasse», ha scoperto che Malmerenda si era assunto da solo e non c’erano buste paga che testimoniassero il pagamento di uno stipendio. Ma per l’imputato non c’è nulla di illegale o sbagliato: «Ho lavorato giorno e notte per il sindacato, prendendo sempre il mio stipendio di professore. Disponibile con tutti per i loro problemi, ho viaggiato a Roma e da altre parti, senza ricevere niente in cambio. Ho chiesto alla direzione generale dello Snals a Roma la possibilità, un anno prima di andare in pensione, di essere assunto e mi hanno detto di sì perché così facevano tutti gli altri, e io l’ho fatto. Se sono colpevole io, gli altri come me cosa sono? La verità è che io ho diritto a quella integrazione per tutto il lavoro svolto volontariamente per tanti anni». Ma ora c’è la confisca di 26mila euro, cioè dell’ammontare di quella fetta di pensione non dovuta maturata dal primo settembre 2009 al 16 giugno 2016.

«Ma sono soldi che io non ho – ha detto il sindacalista – dove li prendo? Se mi portano via la pensione come faccio a vivere?» ma per il tribunale sono soldi che Malmerenda deve restituire allo Stato, subito. Intanto, il sindacalista ha sempre due validi alleati nella sua battaglia: lo Snals e lo Stato. «Sono sempre a capo della segreteria provinciale Snals, ma adesso ci hanno dato lo sfratto e rischiamo di chiudere». E aggiunge rasserenato: «Per fortuna l’Inps continua a pagarmi la mia pensione di 1.900 euro».